La poltrona Naoko e il pouf Stardust nascono da un percorso progettuale che comprende ricerca, AI, sperimentazione e un continuo dialogo tra materia, tecnologia e comfort.
Questi due elementi sono i protagonisti della Collezione Outdoor SOUNDS firmata Castello Lagravinese Studio, introducendo un’idea nuova di spazio: più fluida, più libera, dove indoor e outdoor si contaminano naturalmente.
Due progetti diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa attenzione per le proporzioni, l’esperienza d’uso e il rapporto tra innovazione tecnica ed emozione materica.
Per approfondire il lavoro che c’è dietro Naoko e Stardust, abbiamo raccolto il racconto diretto dei designer, tra intuizioni creative, ricerca sui materiali e sperimentazione progettuale.

La poltrona outdoor Naoko: una forma libera ed elegante
La nascita della poltrona Naoko parte da una riflessione sul comfort informale.
L’ispirazione iniziale arriva da Fat Mike, uno dei prodotti più riconoscibili della Collezione Outdoor BertO, ma il percorso prende rapidamente una direzione autonoma.
“L’idea iniziale era quella di dare una sorella al Fat Mike. Ma una volta impostata mi sono accorto che non era quello che avevo in mente.” – Alessandro Castello, Castello Lagravinese Studio
Da quel momento il progetto si sposta verso qualcosa di più morbido, sinuoso e fluido.
La poltrona Naoko viene pensata come una seduta versatile, leggera nell’utilizzo quotidiano e libera nel modo in cui può essere vissuta. Una poltrona che non impone una postura rigida, ma accompagna il corpo in modo naturale.
“Attraverso la poltrona volevo dare una sensazione di relax totale, non solo nel comfort, ma anche nella funzionalità: la sposti, la trascini, la usi dove vuoi.” – Alessandro Castello, Castello Lagravinese Studio
Dietro questa apparente semplicità si nasconde però un lavoro progettuale estremamente complesso, soprattutto sulle proporzioni.
L’obiettivo era ottenere una presenza morbida e accogliente mantenendo però una forma controllata, precisa e riconoscibile.

L’intelligenza artificiale entra nel progetto
Uno degli aspetti più interessanti del processo creativo di Naoko riguarda l’utilizzo di strumenti digitali avanzati e dell’intelligenza artificiale.
Il progetto nasce infatti da schizzi a mano libera successivamente trasformati in modelli tridimensionali attraverso workflow sperimentali che integrano AI, modellazione 3D e lavorazioni industriali.
“L’intelligenza artificiale non la utilizzo per la creatività. La utilizzo per essere più veloce e per capire esattamente quello che ho in mente.” – Alessandro Castello, Castello Lagravinese Studio
Il lavoro più delicato è stato però quello che riguarda la costruzione interna della poltrona. Le camere che distribuiscono le imbottiture permettono infatti di mantenere una forma elegante e definita a schienale e braccioli pur utilizzando materiali estremamente morbidi e adattabili.
“La difficoltà era mantenere la forma originaria anche utilizzando materiali senza struttura.”- Alessandro Castello, Castello Lagravinese Studio
Il pouf e tavolino Stardust: lo studio della materia
Se la poltrona Naoko parte da una riflessione sul comfort e sulla libertà d’uso, Stardust segue un percorso completamente diverso.
Qui il punto di partenza non è la forma, ma la materia stessa.
Il progetto nasce infatti dall’incontro con una miscela composta da resina e polvere di vetro riciclato derivato da pannelli solari: un materiale tecnico, sperimentale, con caratteristiche visive e percettive molto particolari.
“Quando ci hanno proposto questo materiale, abbiamo capito subito che dovevamo sfruttarlo al massimo.” – Alessandro Castello, Castello Lagravinese Studio
Fin dalle prime prove, il materiale suggerisce una direzione precisa.
Non si tratta semplicemente di scegliere una finitura, ma di lasciare che siano texture, riflessi e comportamento della superficie a guidare il progetto.
La forma di Stardust nasce così in stretta relazione con il processo produttivo. Il pezzo deve essere realizzato attraverso uno stampo e questo comporta vincoli tecnici molto precisi: spessori, inclinazioni, curve e punti di estrazione diventano parte integrante del linguaggio estetico del prodotto. Quello che normalmente potrebbe rappresentare un limite si trasforma in un’opportunità progettuale.
Le superfici scolpite, le scanalature e le geometrie irregolari non sono decorative, ma derivano direttamente dal dialogo tra tecnica e materia. Il risultato è un oggetto che cambia continuamente aspetto a seconda della luce, della posizione e dell’angolo da cui viene osservato.
“Volevamo creare un prodotto che fosse diverso da ogni angolo da cui lo guardi.” – Maria Antonietta Lagravinese, Castello Lagravinese Studio
Le curve seguono traiettorie sempre differenti, creando profondità, ombre e riflessi che rendono il pouf Stardust quasi dinamico nello spazio.
Una presenza che non rimane mai identica a sé stessa durante la giornata.
Un oggetto pensato per attraversare gli spazi
Le prime versioni del progetto risultavano estremamente pesanti, quasi scultoree, difficili da spostare e da utilizzare con naturalezza nella quotidianità.
Da qui è iniziato un lungo processo di alleggerimento: modifiche alle miscele, studio degli spessori e sperimentazione di nuove soluzioni strutturali hanno progressivamente trasformato l’oggetto, mantenendone però la presenza materica e la solidità percettiva.
L’obiettivo non era ottenere un prodotto leggero in senso assoluto, ma trovare un equilibrio preciso tra resistenza, praticità e qualità materica: abbastanza solido da vivere perfettamente all’esterno, ma anche sufficientemente maneggevole da poter essere spostato con naturalezza tra indoor e outdoor.
Per Castello Lagravinese Studio infatti, oggi gli ambienti dialogano sempre di più tra loro: gli spazi esterni diventano un’estensione naturale dell’interno e viceversa. Stardust nasce proprio con questa libertà d’uso.
“La differenza tra indoor e outdoor ormai è quasi inesistente. Volevamo prodotti che potessero andare dentro e fuori senza nessun problema.” – Alessandro Castello, Castello Lagravinese Studio
La luce come parte del progetto
Uno degli aspetti più affascinanti del pouf di design Stardust riguarda il suo rapporto con la luce.
La presenza della polvere di vetro all’interno della miscela genera infatti reazioni sempre diverse sulla superficie: riflessi, sfumature e trasparenze leggere emergono in modo differente durante il giorno, amplificando il carattere quasi organico del prodotto.
“A me quello che piace è come riflette la luce. È proprio questa imprevedibilità controllata a rendere ogni pezzo unico.”
– Maria Antonietta Lagravinese, Castello Lagravinese Studio
Nonostante il processo industriale e l’utilizzo dello stampo, la materia reagisce ogni volta in modo leggermente diverso durante la solidificazione, creando variazioni sottili di colore, texture e profondità.
“Anche due pezzi dello stesso colore non saranno mai identici, perché la materia si solidifica ogni volta in modo differente.” – Maria Antonietta Lagravinese, Castello Lagravinese Studio
Il risultato è un oggetto che mantiene il rigore del progetto industriale ma conserva al tempo stesso una componente quasi artigianale, fatta di unicità e imperfezioni controllate.
Il pouf Stardust parla di trasformazione

Sia la poltrona Naoko che il pouf Stardust raccontano un approccio al design contemporaneo in cui ricerca tecnologica, sperimentazione e cultura materiale convivono all’interno dello stesso processo.
Ma Stardust, in particolare, racconta anche qualcosa di più profondo: la possibilità di trasformare una materia destinata allo scarto in un oggetto durevole, pensato per accompagnare il tempo e le persone.
“L’ecosostenibilità non significa solo riciclare un materiale. Significa creare un prodotto che duri davvero.”
– Maria Antonietta Lagravinese, Castello Lagravinese Studio
Per Castello Lagravinese Studio, la sostenibilità non si misura soltanto nella scelta di materiali riciclati o nei processi produttivi, ma soprattutto nella capacità di progettare oggetti destinati a durare nel tempo, attraversando utilizzi, spazi e generazioni.
L’idea è quella di creare prodotti che possano essere tramandati, mantenendo intatto il proprio valore nel tempo e caricandosi di esperienze, memoria e vita quotidiana.
È qui che il progetto assume il suo significato più autentico: non soltanto nella forma finale, ma nella capacità di generare valore duraturo, accompagnando nel tempo le persone e il modo in cui vivono i propri spazi.
