Propositi per l’anno nuovo? Vogliamo esagerare. Proviamo a fare un proposito più grande, per un futuro nuovo, un futuro più normale.

Siamo in quel periodo dell’anno in cui ci si diverte a fare programmi, più o meno sostenibili… in genere il primo è la dieta, che è anche il primo a saltare 🙂

Invece quel che ci preme in questa sede, in questi giorni, è proprio fare un programma che non salti… ricollegandoci a riflessioni che abbiamo avuto modo di fare molte volte, tra noi in Ditta, e anche confrontandoci in varie occasioni, online e offline.

Per raccontarvi il nostro proposito per l’anno nuovo, e – chissà – per un pezzettino di futuro nuovo, dobbiamo partire dal nostro lavoro.

Lavoro, questa parola così importante e così trascurata, è per noi sinonimo di tante cose.

A noi piace interpretare quel che facciamo come qualcosa di più rilevante di un arredo.
Non per mania di grandezza, no, piuttosto per la passione che ci mettiamo, e anche per la sensazione che sia qualcosa che arrivi da prima di noi (le passate generazioni, quel che chiamiamo #Spiritodel74), e che tra mille difficoltà vorremmo provare a passare ai nostri figli.

Tavolo CJ e sedia Jackie

Il nostro lavoro nasce da due cose, molto semplicemente: dai nostri clienti e dalle nostre mani.
“Fare con le mani” ha tanti significati: cultura del lavoro, abilità artigiana, rispetto della fatica, unicità delle lavorazioni, prezzo che rispecchia un valore… e arriviamo al clou della questione.

Cos’è che rende i propositi poco realizzabili?
Non solo quelli fatti con gli amici la notte di Capodanno (quelli si sa che si fanno per ridere), ma quelli più seri, quelli che si fanno in famiglia la sera davanti ai conti di casa, quelli che bloccano i giovani da una piena realizzazione, quelli che non permettono alle idee personali di realizzarsi.
Questi propositi, perché a volte non fioriscono come meritano?

La risposta – a nostro modestissimo parere – sta in una parola: sostenibilità.

Non c’è sostenibilità in molte delle cose che ci coinvolgono, anche nella vita di tutti i giorni.
Non c’è sostenibilità laddove si sceglie un lavoro, un acquisto importante, un passo decisivo…un matrimonio, un figlio, un investimento. Sono tutti aspetti che oggi spaventano.
Troppo spesso non si va oltre una vaga idea, un proposito quasi nemmeno confessato a se stessi.

La burocrazia, la difficoltà di un percorso lavorativo, la tecnologia… quante cose potremmo mettere sotto questo cappello scomodo e fastidioso delle cose “non sostenibili”?

È perfino difficile raggruppare in un definizione univoca tutto ciò che ci circonda e che – per cause di scarsa o nessuna sostenibilità – ci frena, ci rallenta, ci demotiva.

Non si tratta solo di aspetti economici, anche se ovviamente questo è un fattore chiave: a volte si tratta di informazioni che non arrivano, di dati non disponibili.

Capire le cose spesso significa trovare soluzioni, disporre delle giuste informazioni può voler dire fare scelte migliori.
Troppe cose intorno a noi sono frutto di scelte non consapevoli, e a volte nemmeno capiamo i veri motivi per cui qualcosa non va come vorremmo, secondo i famosi propositi che – pieni di buona volontà – ci eravamo dati.

Comitato prototipazione poltrona Hanna

Naturalmente noi siamo solo una tappezzeria sartoriale, e se ci lasciamo andare a discorsi che si allontanano dal nostro laboratorio artigiano, è solo perché è la fine dell’anno e ci permettiamo un momento di divagazione.

Ma c’è qualcosa che possiamo fare, perfino noi.

C’è qualcosa in cui anche noi, nel nostro piccolo, possiamo portare maggiore sostenibilità.

Ed è il frutto del nostro lavoro.

Di recente abbiamo letto un articolo davvero illuminante, ad opera di Andrea Batilla, dedicato al mondo della moda, con un focus preciso sugli acquisti che tutti noi facciamo per vestirci.

Sostiene Batilla – lo riassumiamo sommariamente, ma vale la pena di leggere il post – che nella moda il problema che sta danneggiando un po’ tutti è l’assenza di cultura del prodotto, per dirla in un modo un po’ tecnico.

Per dirla più chiaramente: siccome nessuno sa più quali sono le caratteristiche di un buon capo di abbigliamento, tutti finiamo ad acquistare cose di scarsa qualità e bassissimo prezzo.
Dice anche, non senza una certa intensità, che è interesse di un certo modo di fare senza scrupoli lasciare le persone nella più totale ignoranza, perché così è più “facile” vendere loro qualunque cosa, anche di bassa o nessuna qualità.

L’analisi è dura e le conclusioni piuttosto amare, ma noi pensiamo che in realtà ci sia la possibilità di fare le cose diversamente e – anche se il design è qualcosa di diverso dalla moda – nel nostro campo ci proponiamo proprio di fare l’inverso.

Cioè di lavorare affinché sempre più informazioni aiutino a creare sempre più scelte giuste, e per scelte giuste intendiamo gli acquisti sostenibili, quelli che propongono la giusta qualità al giusto prezzo.

Desideriamo lavorare per una nuova normalità, almeno nel nostro piccolo ambito, nella nostra minima sfera di influenza.

Auguriamo a tutti, e a noi stessi, un futuro di sostenibilità, e promettiamo di impegnarci a fondo su questo.

Che il 2019 ci porti l’inizio di questo percorso, ecco il nostro proposito, ed anche il nostro augurio.

Sedia design Jackie berto salotti

Divano Harley in pelle Nabuk e poltroncina Emilia capitonné in tessuto realizzata a mano nel laboratorio BertO a Meda

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1 commento su “Propositi per l’anno nuovo? Vogliamo esagerare. Proviamo a fare un proposito più grande, per un futuro nuovo, un futuro più normale.”

  1. Giovanni Covassi

    Filippo offre sempre spunti di riflessione interessanti.
    Lavorare (vivere) pensando anche agli altri o al contesto sociale ed economico in cui siamo inseriti è la vera ecologia.
    Un prodotto di qualità, venduto al giusto prezzo, può soddisfare il Cliente che lo acquista e il Produttore. E qui siamo alla base del comportamento commerciale corretto, ma c’è molto di più: anche chi ha fisicamente prodotto il bene in questione sarà più soddisfatto del suo lavoro che farà ancora meglio.
    Gli amici del Cliente saranno a loro volta più contenti quando saranno invitati a vedere la partita o altro in compagnia.
    Un prodotto di qualità ‘vivrà’ a lungo, riducendo in modo effettivo lo spreco di risorse e minimizzando l’impatto ambientale.
    La sostenibilità dell’attività economica non è più quindi uno slogan o delle belle parole (ma qualcuno ha mai SENTITO dire ‘degli altri me ne frego’? per poi essere smentito clamorosamente dai suoi comportamenti) ma un modo di essere e di vivere il proprio lavoro.
    Grazie ancora Filippo per questo spunto di riflessione, da approfondire con una birra o altra bevanda alcolica nel tuo showroom in un prossimo incontro.
    Giovanni

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