Podcast: si parla di leadership con Filippo Berto, ospite di “Leadership Time” by Sabrina Zanino

Non capita spesso di poter approfondire in modo molto focalizzato e al tempo stesso discorsivo un argomento avvincente come quello della leadership in azienda.

È stata quindi una graditissima occasione, per il nostro CEO Filippo Berto, quella di poter dialogare con Sabrina Zanino, in occasione della registrazione del suo podcast dedicato a “Leadership Time”.

Sabrina Zanino è una professionista molto accreditata nel campo del coaching ed il suo podcast conta ben 74 episodi, tutti decisamente interessanti e vari, pur nell’ambito del complesso tema che si è scelta, quello appunto di chi “governa il timone” in azienda: la figura del leader.

Senza nulla togliere al piacere dell’ascolto, che come potete immaginare beneficia di tutte quelle sfumature di significato e intenzione che la parola scritta non può trasmettere – tutti elementi che costituiscono ottimi punti di forza di questi contenuti audio, sempre più gettonati – riportiamo di seguito alcuni tra i passaggi più significativi della conversazione.

Prima di passare a ciò che si sono detti Filippo e Sabrina, però, riportiamo la doverosa premessa che sempre accompagna il podcast “Leadership time“:

È tempo di leadership.
Idee, spunti di riflessione, letture e indicazioni pratiche per chi è leader, per chi desidera diventarlo o per chi vuole smettere di esserlo.

Veniamo quindi alla bella chiacchierata.
Enjoy!

Zanino: Sono sempre molto felice di incontrare aziende italiane con un respiro internazionale.
Quando poi sono guidate da persone mentalmente aperte non vedo l’ora di conoscere i loro pensieri.
È il caso di oggi, ospite della puntata a fare due chiacchiere con me Filippo Berto, CEO di Berto Salotti.

Berto: Grazie per questa opportunità! Sono molto contento di questo incontro!

Zanino: Spesso mi sono incazzato perché ho visto gente bravissima buttarsi via“.
Condividiamo la stessa incazzatura, per quanto mi riguarda è proprio questa constatazione che mi ha fatto intraprendere il mestiere di mental coach.
Tu hai trasformato questa incazzatura scrivendo un libro, Made in Meda (a tratti punk, pieno di aneddoti, ma anche di esclamazioni, hashtag e rivendicazioni) che racconta l’eccellenza territoriale nel mondo del design.

Come si fa a valorizzare il proprio talento e, da leader, quello degli altri?

Berto: Quando sul talento ci vivi, ci paghi degli stipendi, ci investi la tua esistenza, come hanno fatto mio papà e mio zio e come sto cercando di fare anche io, lo vedi come una risorsa preziosa.

Siamo nella manifattura: mani-fattura, significa fare con le tue mani, una cosa che… se non hai talento non riesce.
E lo devi avere nelle tue mani, che è come dire dentro di te.. nessuno te lo può dare il talento.

Sprecarlo, non valorizzarlo, buttarlo via, oltre che un danno economico, è immorale, è come gettare via il pane, è come… non so come dire, come sputare sulla dignità del lavoro.

Se poi, quel lavoro, tu sai che può essere da campioni del mondo (e a Meda è così, da secoli, e oggi anche noi giochiamo quel campionato), la cosa non può non farti incazzare.
Sul “come si fa a valorizzarlo, il talento“… beh, immagino che le risposte possano essere tante.

Ti dò la mia: a me bruciava il culo, e tanto!
Scusa la parolaccia, ma rende… nel senso che mi faceva una rabbia infinita, è come, non so, vedere un Maradona a cui negano l’ingresso in campo. E io di Maradona del design, ne ho visti tanti.

Zanino: Citati come caso studio per essere stati esempio di trasformazione e innovazione.
Questa notizia si può leggere ovunque quindi non ti chiederò di approfondire, quel che mi interessa sapere è come tu abbia fatto a guidare la trasformazione con le persone. In generale siamo avversi al cambiamento, spesso le aziende non riescono a cambiare velocemente perché le persone sono restie e i/le leader non fanno granché per questa situazione.

Tu come hai agito?

Berto: Hai centrato in pieno la questione fondamentale!
Le persone.

Si gioca tutto qui. Se non hai le persone giuste, se le persone giuste non le sai motivare, se loro stesse non diventano dei leader ispirazionali, non esiste nulla.

Il lavoro è diventato troppo complesso, non si può più lavorare in modo automatico, basandosi su formule rigide, da ripetersi negli anni.

Può essere duro rendersi conto che non puoi mai fermarti dall’imparare, ma se non fai così oggi è difficile che tu abbia soddisfazione dal lavoro.

Le cose cambiano, cambiano tanto, cambiano in frettissima.
Prepararsi al cambiamento non è una scelta, è un obbligo, oggi come oggi, non sopravvivi se non sai cambiare.

Le nostre persone sono al centro della nostra attenzione, e non sono solo parole: BertoAcademy è l’organizzazione interna che porta avanti programmi di formazione costanti, a tutti i livelli, per tutti.

E per tutto il tempo, con un’idea di evoluzione continua, che non si ferma mai.

Quando sei in un programma del genere, accade che le persone si appassionino e lo facciano proprio… e qui diventa bello perché anche loro, a loro volta, portano energia e idee alla formazione, alla preparazione al cambiamento.

Zanino: Siete passati da 5 a 50, è una transizione che molti leader sono chiamati spesso inaspettatamente a fare (alcune per esempio in questi ultimi due anni).

Quali sono gli ostacoli da tenere a mente per un leader in questi casi, a cosa serve prestare attenzione?

Berto: D’istinto mi verrebbe da dirti “non dimenticare chi sei e da dove vieni“.
Non tanto per un aspetto di coerenza personale, o di modestia… no, non è questo.
È un discorso di identità, di DNA.

Crescere può essere bellissimo o può essere un incubo… perché sia bellissimo io credo che tu debba costruire su ciò che hai, ciò che sai, quindi su chi sei.
E tu sei la tua storia, quel che hai fatto fino a quel momento.

Il mercato può stordire, può illuderti, può confonderti… ma le contingenze di mercato sono appunto contingenze, vanno e vengono, l’azienda è qualcosa che deve saper restare, al di là dei momenti alti e bassi.
E poi la crescita la costruisci anche su quel che hai seminato, in termini di rapporti con le persone.

Leader lo devi essere da prima, non ti improvvisi…
Non diventi leader perché l’azienda cresce, semmai è il contrario: l’azienda cresce perché il gruppo di lavoro ha un buon leader.
Perché il team di lavoro è tutto, e nelle fasi di forte crescita soffre molto il sovraccarico di fatica e di stress.

Chi guida deve saper mantenere sempre una visione d’insieme e soprattutto deve saper ascoltare.

Zanino: Sostenete anche manifestazioni sul territorio . È un “di più” o un “di cui” della politica aziendale? Il vostro mercato va ben oltre i confini nazionali sembrerebbe non necessario da un punto di vista di branding….

Berto: Se ragioniamo in termini di opportunità di business, in senso stretto, sono d’accordo con te.
Ma la verità è che un’azienda non è solo un’azienda.

È il luogo di lavoro di donne e uomini.
È il posto dove si hanno interazioni sociali.
È un pezzo di territorio, al pari di una scuola, di una strada, di una palestra.
E perché mai non dovrebbe trovare modi di interagire con quanto sta intorno?
Forse che un dipendente non è anche una mamma che porta i figli a scuola?
Forse che chi lavora con noi, a fine giornata non si dedica ai suoi hobby?

Ovviamente è così, quindi noi, nel nostro piccolo, pensiamo che sia giusto che un’azienda ci sia, per il proprio territorio, lo sentiamo come un dovere, quello di non pensare solo a noi stessi, ma esprimere forme di gratitudine e di coinvolgimento con la comunità.
Un rapporto virtuoso, non strumentale, è anche utile, oltre che eticamente corretto: in controtendenza con le realtà artigiane e manifatturiere del nostro settore – che soffrono una discreta crisi vocazionale – noi riceviamo continue richieste da parte di persone che vogliono lavorare con noi.

Penso sia anche perché BertO è sinonimo di un atteggiamento corretto e responsabile verso la città.

Studenti CFP Terragni in BertO

Zanino: Quando si parla di sostenibilità ambientale si fa riferimento al mondo green e so che siete molto attenti in merito.

Come hai scelto di declinare invece la sostenibilità da un punto di vista sociale e relazionale? Tu parli di “relazione” come concetto centrale del business

Berto: Certo, lo dico e lo ribadisco!
Noi abbiamo avuto una grandissima scuola, che si chiama digitale.
Come forse sai, abbiamo aperto il primo blog aziendale sul Design, siamo stati tra i primi ad usare le ads di Google, e poi naturalmente ci siamo evoluti utilizzando in modo accorto e consapevole i social…

In tutto questo, abbiamo vissuto molto intensamente la dimensione della relazione pura, senza filtri e senza confini.
Ricordo momenti di grande emozione, nel ritrovarsi – da piccola azienda della Brianza – a chattare con un cliente in Australia, o un giornalista in Olanda…

Abbiamo fatto grande tesoro di questi insegnamenti, e credo che una parte della nostra strategia – puntata, come ricordi tu correttamente, sulla relazione, abbia origine lì.

Da quelle conversazioni, in una dimensione Web abbastanza diversa da quella di oggi, in cui non erano ancora comparsi fenomeni un po’ degenerativi (haters, bot ecc), pian piano abbiamo iniziato a elaborare un modo di essere, che ci ha portato, nel tempo, a basare tutto sul confronto diretto, sull’incontro e soprattutto sull’ascolto.

Se c’è una cosa che personalmente ritengo fondamentale, a tutti i livelli, in tutti momenti della giornata di lavoro, è questa: l’ascolto.
Anche a livello commerciale: l’ascolto delle esigenze di un cliente è la base assolutamente migliore per potergli offrire un prodotto o servizio adeguato.

Ma attenzione: non è facile saper ascoltare, e le persone non parlano se non sentono dall’altra parte un orecchio davvero aperto, una persona veramente disponibile.

Zanino: Quando ci siamo sentiti al telefono per pochi minuti mi hanno colpito subito i tuoi modi gentili, ho avuto l’impressione che sia la tua cifra stilistica.

Quanto conta questo aspetto di “forma e modalità” per coordinare un team di lavoro?

Berto: Ti ringrazio, mi fa molto piacere questa tua osservazione… non sono sempre stato così, ho dovuto migliorarmi… perché sai, anche io, come tutti in azienda, mi sforzo di imparare, e con il tempo ho capito che non puoi imparare nulla se non ti metti in testa una buona dose di umiltà.

Secondo me, alla base della gentilezza – quando è autentica – c’è sempre l’umiltà, quella cosa che ti fa rispettare l’altro, anche nelle forme, anche nei modi.

Insisto sull’umiltà perché la gentilezza può anche essere di facciata, falsa, ma in quei casi a mio avviso non serve a un granché, le persone percepiscono se sei autentico o se stai fingendo una cortesia di facciata…

Quindi, in BertO, cerchiamo tutti di essere sempre rispettosi di chi abbiamo davanti, si tratti di un cliente in showroom, di un contatto online o di una persona che ci chiama al telefono.

Se poi parliamo di leadership, di mandare avanti una situazione, di gestire un team, fa ancora di più la differenza, secondo me.
Essere leader non è essere dispotici, secondo me, essere leader vuol dire avere la credibilità per poter ispirare gli altri.
Solo in questo modo puoi farti seguire veramente…

Libro "Lo Spirito del 74" - parola impara

Zanino: 74 numero magico: è stata fondata l’azienda da tuo padre e tuo zio, sei nato tu, fa parte del titolo di un libro che hai scritto, “74 parole chiave per vivere felicemente la passione per il proprio lavoro”.

Per chiudere ce ne condividi tre affinché ascoltatori e ascoltatrici possano a ispirarsi per vivere la passione per il proprio lavoro?

Berto: Ah ah, che bello, volentierissimo.

Vado di getto:
1 – Mogli/Mariti
2 – Sudore
3 – Ridi

Allora, mogli/mariti: i partner nella vita sono fondamentali, la persona giusta al tuo fianco andrebbe ringraziata due volte al giorno, io lo faccio troppo poco e allora, se me lo permetti, ne approfitterei ora: Grazie Emilia!!

Poi, il sudore, simbolo della fatica… non deve spaventarti, perché fatica ne fai sempre tanta… ma sono anche tante le cose che insegna, far fatica. Io ho rispetto della fatica, la conosco molto bene, e conosco quella delle persone che mi aiutano ogni giorno.

Infine… Ridi, ah ah!
È una delle mie parole preferite, nel libro, perché ho sempre visto che la gente bravissima è assolutamente capace di non prendersi troppo sul serio… proprio così.

Mio papà e mio zio, per fare un esempio in famiglia, lavoravano come pazzi, a livelli altissimi, ma erano sempre pronti a farsi una sana risata. Penso sia un piccolo-grande segreto…

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