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Vedere la Cina da Meda si può. Abbiamo le prove.

Cina Shanghai BertO!

Mercoledì 10 aprile 2019 rimarrà per sempre come una data memorabile nella piccola-grande storia della nostra azienda.

Un gruppo di cinesi di Shanghai ha varcato la soglia del nostro showroom, e non l’ha fatto con l’idea di acquistare o di esplorare possibilità commerciali di qualche tipo.

No.

L’ha fatto perché li abbiamo invitati a fare la conoscenza reciproca.
Noi volevamo conoscere loro, e loro hanno accettato l’invito a conoscere noi.

Cina Shanghai evento BertO MILANO DESIGN WEEK 2019

Perché tutto questo?

Le risposte potrebbero essere mille (una per tutte? Quella del prof. Micelli, che ha fine serata ha dichiarato “Questo è il futuro del Made in Italy: lavorare dialogando con altre culture“), me forse è meglio non darle subito.

Perché una risposta al progetto Crowdcrafting Berto为Shanghai, iniziato il 10 aprile 2019, forse la daremo, ancora una volta insieme, nelle fasi successive del progetto.

Occhi italiani e occhi cinesi rivolti dalla stessa parte.
Mani italiane e mani cinesi al lavoro sullo stesso divano.
Esseri umani con culture diverse al lavoro insieme, perché han capito che l’essere diversi, insieme, diventa essere migliori.

BertO Shanghai: Vedere la Cina da Meda si può.

Se una PMI va a Shanghai: cosa ci mettiamo in valigia, e cosa nel cervello.

Come già sapete, stiamo lavorando alacremente a un progetto chiamato Berto为Shanghai.
In pochissime parole, vorremmo approcciare quella città, quel mercato, quel mondo – per noi straordinariamente stimolante – e vorremmo farlo con una modalità corretta, che ci permetta di arrivare in qualche modo preparati.

Se fosse un viaggio di piacere, parleremmo di cosa ci mettiamo in valigia…

Invece è un viaggio di internazionalizzazione di una PMI, e quindi ci pare più opportuno parlare di cosa ci mettiamo… nel cervello!

Con quali strumenti, con quale atteggiamento mentale – con che mindset direbbero gli anglosassoni – una tappezzeria sartoriale della Brianza affronta un mercato di 26 milioni di persone dall’altra parte del pianeta?

Noi pensiamo che anche quella cifra così imponente sia composta di tante unità, e cioè di tante persone.

E siamo convinti che ci siano più cose che ci uniscono di quante, al contrario, ci dividono.

BERTO为SHANGHAI evento showroom berto salotti meda

Ma su questo ultime, le cose che possono dividere, è bene non sbagliare.

Senza fare nomi, abbiamo già visto casi, anche molto noti di brand iperconosciuti, scivolare malamente su aspetti culturali che nella comunicazione erano stati forse sottovalutati.

Per tutti questi motivi – e anche perché riteniamo sia sempre una buona idea, Cina o non Cina – abbiamo deciso di andare a Shanghai non con l’atteggiamento di chi vuole vendere a tutti i costi, ma con quello di chi vuole capire a tutti i costi.

Di qui l’idea del crowdcrafting, della realizzazione artigiana “collettiva”, diciamo così, insieme a persone abitanti in quella città, così da fare insieme questo primo passo, simbolico ma anche molto concreto: la creazione di un “divano per la città”.

Tale processo inizia tra pochi giorni, durante la Design Week, qui nel nostro showroom Berto Salotti di Meda.

E veniamo al dunque: cosa ci mettiamo nel cervello prima di partire per questa nuova avventura.

Beh, dicevamo di voler capire a tutti i costi, e chi vuole capire ha uno strumento: domandare.

Abbiamo chiesto.

Semplicemente, umilmente, abbiamo fatto alcune domande.

Ci siamo rivolti a una selezione di contatti cinesi che – bontà loro – hanno accettato di essere nostri interlocutori,  e abbiamo iniziato così, rivolgendo loro alcuni quesiti, relativi sia a come vivono la casa, il comfort, gli arredi, sia alle loro abitudini di acquisto, in relazione o meno ai prodotti di design italiano.

Non si tratta di un “Focus Group”, come usava fare anni fa, ma di un avvio di conversazione.

Le stesse persone, infatti, che hanno risposto ai nostri questionari, saranno con noi il 10 aprile, davanti a un foglio bianco, a un tappezziere e a un designer italiano per provare – insieme a noi – a mettere in pratica quelle risposte.

Stay tuned!

BertO all’ascolto di Shanghai. 10 domande dall’Italia, 10 risposte dalla Cina. Grazie Anna Lin!

Ci sono molti modi di affrontare Shanghai e la Cina, come abbiamo già affermato.

Il modo che noi di BertO riteniamo più adeguato e più corretto, sia in generale sia in termini di approccio commerciale è quello di… ascoltare.

Lo abbiamo sempre fatto, la comunicazione del nostro brand parte sempre da un ascolto, che poi si sviluppi nei nostri Showroom, sui social network, al telefono con un cliente o con a una coppia di neo-sposi che chiama su Skype il nostro customer care, è solo un dettaglio.

Non è un dettaglio, invece, la conversazione che segue: è parte di un progetto di avvicinamento progressivo al grande continente asiatico, in particolare alla Cina e – ancor di più – focalizzato sulla città di Shanghai.

L’ascolto che mettiamo in pratica in questa occasione ha la forma di una intervista, una chiacchierata con una persona locale che conosce molto bene sia il nostro settore sia la nostra azienda: la designer e business developer Anna Lin, attiva professionalmente da 24 anni appunto nei settori del design e dell’alta moda.

Ecco cosa ci ha raccontato 🙂

Anna Lin - BERTO为SHANGHAI

BertO: Che rapporto hai con la città di Shanghai?

Anna Lin: Ottimo! Ho avuto modo di creare e promuovere aziende italiane, e devo dire che vi si lavora molto bene.

BertO: Se diciamo “Italia” a un abitante di Shanghai, cosa pensa?

Anna Lin: Io penso che per un abitante di Shanghai l’Italia richiami molto l’atmosfera e la filosofia di vita degli italiani: saper vivere e godersi la vita. E sopra ogni cosa: raffinatezza

BertO: E per quanto riguarda i prodotti di arredo nati nel nostro paese, quale considerazione hanno?

Anna Lin: Anche per l’arredo, confermo il lifestyle… in realtà l’arredamento è forse ciò che più rappresenta le giuste scelte di vita in un determinato tempo e spazio, come può essere la propria casa nel tempo libero da dedicare a sé e ai propri affetti

BertO: Ci sono molti marchi famosi in Cina… come viene percepito un piccolo brand di nicchia quale BertO?

Anna Lin: Il marchio BertO non è affatto considerato piccolo… il percepito di questo brand non è piccolo perché rappresenta una italianità così completa che in realtà è molto forte. Quindi è vissuto come un grande brand.

BertO: cosa significa comfort a Shanghai?

Anna Lin: Per un cinese “comfort” ora significa essere se stessi.
Mentre in passato forse significava più un concetto legato a qualcosa di legato agli aspetti materiali di un momento, potersi rilassare.
Ma non è più così per i giovani: per loro comfort ha un aspetto psicologico, legato allo stile di vita. Per quanto riguarda Shanghai, invece, si tratta di una città molto molto internazionale, con un modo di vivere che si presenta in modo più aperto e ricettivo… quindi quando si parla di comfort, gli abitanti sono molto più esigenti rispetto ai materiali, al taglio, e più in generale nel gusto. Siamo nella città più avanzata della Cina.

BertO: Il mondo estetico cinese ci appare quanto mai distante dal nostro europeo ed italiano in particolare. C’è veramente tutta questa distanza nei gusti estetici?

Anna Lin: La risposta è diversa se consideriamo la Cina nel suo insieme o Shanghai. Per la Cina, la distanza esiste, per quanto riguarda Shanghai invece si sta avvicinando molto al gusto estetico europeo.

BertO: Il design italiano è conosciuto e apprezzato?

Anna Lin: In città si apprezza moltissimo il design italiano. Moltissimo.

Visita di Filippo BertO a Shanghai

BertO: Per un italiano il concetto di “casa” è qualcosa di forte, basilare, fondamentale, forse più che in altri paesi. Si trovano gli stessi significati di famiglia, focolare, calore affettivo anche a Shanghai?

Anna Lin: Qui devo specificare una cosa, che non è molto positiva: i professionisti locali lavorano troppo! Per questo, spesso trascurano la propria casa e le ore che vi trascorrono. In crescita invece è il concetto di “status”, da sfoggiare con amici e parenti. Una bella casa è premiante in chiave di riprova sociale.

Sta arrivando, inoltre, un concetto di casa che ispira, una visione intima, che premia il proprio piacere privato. Questo è qualcosa che c’è molto in Italia e in Europa, e piano piano si sta affermando anche a Shanghai.

BertO: Siamo abituati a pensare a un soggiorno composto di divani, sedute, piani d’appoggio… invece nell’abitazione tradizionale cinese? 

Anna Lin: Questo è molto divertente: i living room sono piccolissimi! Le nostre misure non coincidono con quelle delle case medie italiane… ma contiene sicuramente un divano, non oltre i 2 metri, e una o due poltroncine piccoline. Il tutto sempre separato dalla cucina.

In alcuni casi – negli ultimi 10 anni – stanno nascendo case con unico ambiente. A causa di questi dimensioni limitate, la stanza è dedicata normalmente al tempo libero e agli amici, ma senza mangiare a a casa, come succede in Italia. Le dimensioni dell’abitazione media non lo consentono.

BertO: Cos’hanno in comune la vita quotidiana in Italia e in Cina, a Shanghai, a tuo parere?

Secondo me non è facile fare una distinzione: dipende molto dalle fasce di popolazione che vogliamo considerare. C’è grande varietà di stili di vita, non dimentichiamo che la popolazione di Shanghai è quasi la metà della popolazione italiana. Se dovessi dire una caratteristica, la città ha una grandissima elasticità verso tutte le culture. Idem per moda e tendenze. 

BertO: E la differenza più grande, tra la giornata media di un cinese e quella di un abitante del nostro Paese?

Al di là dei luoghi comuni, coloro che sono veramente di Shanghai, sono iperdedicati al lavoro. La giornata, di lunghe ore, è dedicata a questo. Ma consideriamo che il 70% circa degli abitanti della città viene da altre parti della Cina, e quindi hanno meno tensione verso le attività professionali. In tutto questo, la vita è davvero molto cara, e questo influisce a molti livelli. 

Interessantissimo, vero?
Vi ricordiamo l’importante appuntamento, durante la Design Week, a Meda il 10 aprile per il kick-off del progetto Berto为Shanghai
Il viaggio della nostra azienda verso la grande Cina e la mitica Shanghai comincerà proprio quel giorno.
Buon viaggio a tutti noi!

BERTO为SHANGHAI crowdcrafting berto salotti

Intervista a Giulia, il Direttore BertoBrescia

Due chiacchiere con Giulia sul design a Brescia, BertO e sullo Spirito del 74.

Qualche giorno fa vi abbiamo annunciato la prima grande novità della stagione: l’apertura del nostro nuovo negozio BertO a Brescia
Stiamo lavorando praticamente senza sosta per creare un ambiente pazzesco, in perfetto stile BertO. Ogni ambiente, e noi lo sappiamo bene, non varrebbe nulla se ad animarlo non ci fossero le persone giuste. Per questo siamo felicissimi di presentarvi la persona che vi aprirà le porte dello showroom Berto Salotti a Brescia, una persona speciale, una persona con cui condividiamo valori, visione, ambizione, una grandissima allegria e tanta voglia di offrire stile, design, prodotti e servizi agli abitanti di Brescia e Dintorni.

Cosa ci è piaciuto di Giulia Trifoglietti, direttore BertO Brescia, sin dal primo momento?
Determinazione, sorriso, freschezza, spontaneità.

Abbiamo fatto due chiacchiere con lei, nel centro del cantiere bresciano che sarà a brevissimo il nostro nuovo showroom, per farci raccontare un po’ di lei.

Showroom BertO Brescia allestimento e cantiere

B

Giulia, ci racconti la tua storia? Chi sei, cosa fai, quali sono le tue passioni e cosa ti ha portata sulla via della tappezzeria sartoriale BertO?

G

Sono curiosa da sempre dei meccanismi della comunicazione e di design. La mia curiosità mi ha portato a studiare, approfondire, curiosare in realtà spesso molto differenti tra loro e negli ambiti più disparati.
La prima volta che ho sentito parlare di BertO è stato grazie alla campagna Eccellenze in Digitale, dove il colosso Google ha scelto BertO come esempio di innovazione e di design. Ho pensato al design a Brescia e non nego che una piccola visione sul futuro me l’ero subito fatta.
Approfondendo, ho scoperto un’azienda che fa del Made in Italy e della vera artigianalità italiana la propria bandiera: non è solo un’etichetta che molti si appiccicano addosso, ma è la ricerca stilistica, la selezione dei materiali, l’attenzione ai dettagli, che hanno fatto grande il design italiano.

Sono una persona sempre alla ricerca del miglioramento, è questo che mi ha portato a BertO.
Vengo da un’esperienza come direttrice di uno store di arredamento, noto brand multinazionale: lì ho vissuto la spersonalizzazione del cliente, tipica della grande distribuzione.
In BertO le persone sono al centro di tutto: i colleghi così come i clienti.
Le persone che vengono a trovarci nei nostri showroom BertO sono per noi come degli ospiti che accogliamo nella nostra casa.
L’attenzione con cui cerchiamo di capire le reali esigenze e di creare un prodotto su misura, ritagliato sui bisogni dei clienti è per me senza precedenti.

Giulia Trifoglietti direttore BertO Brescia

B

BertO apre a Brescia per la prima volta. Molti nostri clienti hanno acquistato divani, letti e poltrone direttamente online oppure hanno deciso di venire a trovarci direttamente in Brianza. Cosa pensi possa offrire un negozio BertO a alla tua città?

G

I bresciani sono noti per essere dei lavoratori indefessi, un po’ stacanovisti.
Quindi, quale premio migliore di un comodo divano per godersi quel poco meritato riposo?

Scherzi a parte, e abbandonando il cliché, Brescia è una città più bella di quanto le persone che non vi sono mai state possano immaginare.
Come la maggior parte delle città Italiane, è caratterizzata da una stratificazione addirittura millenaria, essendo stata originariamente un insediamento Romano.
Testimone di questa stratificazione è l’importante museo Santa Giulia, patrimonio Unesco.

La storia più recente ha fatto sì che si associasse la mia città solo allo sviluppo industriale, ma negli ultimi decenni Brescia sta ricostruendo la sua immagine di centro anche di cultura, arte e design.
Forse non è un caso che lo showroom BertO aprirà in uno spazio di archeologia industriale, costruito a fine ‘800 e sede dello storico Birrificio Wuhrer.
Un luogo storicamente associato al lavoro, che ora è diventato uno spazio per i cittadini. Un nuovo luogo dove incontrare il design a Brescia.

Credo che BertO a Brescia possa contribuire a dare nuova linfa al quartiere, che si sta animando con le recenti aperture anche di gallerie d’arte e attività per la persona. Sono sicura che l’offerta BertO, la sua anima di tappezzeria sartoriale e di su misura faranno sì che il nostro showroom diventerà un punto di riferimento per tutti i bresciani (e non solo!) amanti del made in Italy.

Allestimento showroom BertO Brescia

B

BertoLive a Brescia: anticipami la colonna sonora dell’apertura del negozio.

G

BertoLive è uno dei progetti BertO in cui mi rispecchio di più: convivialità, apertura, passione per le cose belle della vita. Ci stiamo organizzando per un corner BertoLive bresciano con una selezione incredibile di pezzi che canticchio già in cantiere 😉
Ho scelto dei pezzi che hanno segnato dei momenti fondamentali della mia vita e che mi piacerebbe riascoltare in un’occasione così importante.
Per ora ve ne anticipo solo uno, per tutti gli altri invece ci vediamo in showroom 😉

B

Sai tutto ormai dello Spirito del 74: ci dici qual è la tua parola chiave che esprime meglio la passione per lo spirito del 74?

G

La mia parola chiave è VISIONE: la visione iniziale dei fratelli Carlo e Fioravante quando 45 anni fa hanno fondato la BertO.
La visione che nel corso del tempo si è  arricchita di idee e progetti, fino ad arrivare ad oggi e all’apertura di Brescia.
La visione che dà la capacità di proiettarci nel futuro e trasforma l’impossibile in possibile.

Serata “Quale Futuro per L’Artigianato Locale” a Meda. Un futuro che inizia tutti i giorni. Oggi, per esempio

A Meda, il 22/3 sera abbiamo avuto il piacere e l’onore di confrontarci con alcuni imprenditori locali – di primissimo livello – e personalità istituzionali importanti, sul tema “Quale futuro per l’Artigianato Locale”.

Per noi è un’occasione straordinaria di ribadire qualcosa in cui crediamo da sempre, anzi: diverse cose.

Prima di tutto, crediamo di essere, tutti noi, ambasciatori di una città straordinaria, in cui il cuore delle nostre vite – il lavoro – trova una valorizzazione ben radicata nella cultura locale e ne rappresenta un elemento chiave, identificativo e valoriale.

Siamo in una città dove il lavoro è qualcosa di più del lavoro, è la vita stessa, come si può facilmente intuire anche a un primo sguardo.
Le storie di ognuno di noi, qui, parlano da sole.

convegno comune meda quale futuro per l'artigianato?

Secondariamente, avvicinandoci al punto della questione, troviamo che la domanda che ogni imprenditore si trova a fronteggiare – quale futuro? – rivesta una sfida per ognuno diversa. 

Ma attenzione: le strategie sono diverse, come diversi sono i profili di ognuno, tuttavia in questa sede non mettiamo l’accento su questo, perché oggi ci poniamo una domanda in termini comuni… ci interroghiamo sul futuro della nostra città, che in un certo senso è la somma di tutte le nostre scelte imprenditoriali.

Sappiamo che anche i colleghi sul territorio, come noi, si trovano davanti a domande fortissime e intensissime da parte di tutti i mercati di riferimento.

Domande che non riguardano – come eravamo abituati – i prodotti, le scelte commerciali, gli approcci di marketing, ma qualcosa di immensamente più profondo.

Oggi ci si chiede “qual è il senso, qual è il significato di un prodotto, di un marchio, di una scelta d’acquisto”.
E arriviamo al nucleo centrale di questa riflessione: il futuro di Meda.

La nostra città può dare una risposta potentissima, di senso profondo, dal significato davvero ricco: il senso di quel che si fa qui è la qualità stratosferica.

Perché Meda produce valore altissimo… altri fanno i numeri, noi qui facciamo qualcosa di infinitamente più prezioso.
Facciamo l’eccellenza qualitativa.

Da qui al futuro, allora, tutto facile?
Purtroppo no: sappiamo tutti che il “fare” senza il “far sapere” rischia di rimanere sotto traccia, e questo non può accadere.

Il “far sapere” della nostra qualità, però, non riguarda solo il mercato: quel tipo di attività la conosciamo, e cerchiamo di portarla avanti tutti, tutti i giorni.
Se parliamo del futuro di una città, la nostra, dobbiamo in questo caso focalizzare il “far sapere” al nostro interno, verso coloro che sono i portatori di futuro sul nostro territorio.

I nostri giovani.
Chiediamoci: siamo attrattivi per le nuove generazioni?

Dalla risposta a questa domanda, secondo me, nasce la risposta, positiva o negativa, che riguarderà il futuro di tutti noi.
Infine, ricolleghiamoci al titolo.

Iniziamo oggi, il nostro futuro, attraverso un confronto e un dialogo che può trovare nel web il suo terreno.

Non è certo una novità e molti – con noi – hanno percorso questa strada in passato,e continuano a percorrerla quotidianamente.
Vorremmo quindi rinnovare l’impegno – nostro, prima di tutto – alla disponibilità al dialogo, al confronto, alla conversazione. E infine, al progetto.

Un progetto che ci vede partner di un sistema che si chiama Meda.
Grazie, quindi, alle istituzioni che hanno riportato la nostra attenzione su questo confronto, ricordandoci che il futuro è come una barca su cui siamo tutti.

Se sapremo navigare come si deve, arriveremo tutti in porto, ma è qualcosa che dipende dall‘intero equipaggio.
Lavoriamoci, insieme, tutti i giorni. 

Oggi compreso.

Guarda qui il video della serata:

Programma evento quale futuro per l'artigianato locale?

Vi sveliamo tutto quello che accadrà a BertO为Shanghai il 10 aprile, meno una cosa.

Design Shanghai e Crowdcrafing: in altre parole BertO为Shanghai.

La Cina è più vicina… Design a Shanghai anche e con l’avvicinarsi del Salone del Mobile e della fatidica data del 10 aprile, si avvicina anche il nostro magico incontro condiviso con Shanghai e tutto ciò che questa sfida rappresenta.

Qualche giorno fa ve l’abbiamo presentato: il crowdcrafting più folle che abbiamo mai pensato (e sì che nemmeno gli altri scherzavano…) avrà il suo kick-off, il suo vero momento di inizio nella giornata del 10 aprile.

Quel giorno il sole su Meda avrà certamente un raggio in più verso oriente, perché sarà presente nel nostro showroom una rappresentanza decisamente orientale di famiglie, professionisti, designer… gente qualsiasi: tutti diversi tra loro, ma con una cosa in comune: la Cina nella carta d’identità.

BERTO为SHANGHAI progetto di co-design shanghai

I nostri ospiti cinesi – che ci auguriamo di poter presto definire poi compagni di viaggio, lungo un percorso di crescita comune – si troveranno con designer, interpreti, tappezzieri, amanti del connubio design Shanghai e… un foglio bianco.

Il foglio bianco non sarà solo concettuale, simbolico (è il giorno in cui iniziamo a tracciare una presenza BertO a Shanghai, e vogliamo che il design di questa importantissima esperienza sia frutto di un approccio condiviso), ma sarà anche reale.

Matita alla mano, infatti, cercheremo di tracciare dei segni che tratteggeranno in vari modi quel che sarà il nostro impegno delle successive settimane e mesi: creare insieme il design del divano ideale per la città di Shanghai.

Un progetto dove la parola chiave non è divano, non design, non Shanghai, ma è insieme.

Per fare un tavolo ci vuole il legno, diceva la canzone… e per fare un divano?
Per fare un divano, secondo noi, non bastano le stoffe, i cuscini e le mani pur abilissime dei nostri maestri tappezzieri, no.

Per fare un divano serve innanzitutto che abbia senso.

Qualcuno sente forse la mancanza di prodotti insensati, creati senza pensare e prodotti senza capirne la vera funzione? Noi certamente no.

E da questa riflessione “che cosa serve per fare un divano a Shanghai” arriviamo alla definizione del nostro progetto e della nostra giornata condivisa, il 10 aprile.

Il progetto è proprio capire il senso profondo di un prodotto che vuole essere utile a una comunità specifica di persone, in questo caso gli abitanti di Shanghai. Di certo le loro esigenze non saranno quelle degli abitanti di Milano, o di Berlino o di Auckland, altrimenti… tutto sarebbe uguale per tutti.

Per produrre un divano in questo modo, e arrivare a qualcosa che sia davvero utile e sensato, secondo noi c’è solo un modo: ed è farlo insieme a chi lo deve utilizzare.

Ecco perché il 10 aprile BertO lavorerà una prima giornata insieme a un gruppo di cittadini cinesi che hanno accettato, con un entusiasmo che ci ha reso molto orgogliosi, di fare con noi questo piccolo-grande viaggio alla scoperta di un divano tutto da inventare.

BERTO为SHANGHAI crowdcrafting berto salotti

E veniamo al programma della giornata.

Ecco quello che faremo, lasciando ampi margini all’improvvisazione proprio come piace a noi:

  • Ci troveremo alle ore 18.00 nel nostro Showroom Berto Salotti a Meda, per una breve saluto da parte di Filippo Berto e un benvenuto nella parte esecutiva del progetto, già condiviso ampiamente ma che finalmente ci metterà tutti insieme in una stanza.
  • Presentazione dei presenti
  • Inizio dei lavori: brainstorming sulla base dei dati raccolti, grazie alla ricerca che è stata portata avanti nelle settimane precedenti, dove sono stati toccati tutti gli argomenti collegati al comfort di casa, alle abitudini tradizionali, alle scelte quotidiane, al vissuto del concetto di qualità, alle aspettative verso i prodotti
  • Sintesi dei concetti emersi
  • Ipotesi di sketch live, in diretta
  • Discussione aperta
  • Conclusioni primo incontro, lancio della successiva sessione di lavoro condivisa, a Shanghai
  • Apertura della serata agli ospiti, rinfresco

Non vi abbiamo svelato una cosa, in tutto questo ambizioso programma.
E non lo faremo nemmeno ora, perché crediamo nella partecipazione diretta, nell’incontro tra persone, nelle strette di mano e nell’investimento di tempo ed energia.

Per sapere qual è la sorpresa che teniamo in serbo per voi, la sera del 10 aprile… dovrete proprio essere dei nostri: vi promettiamo che tornerete a casa con un’idea nuova.

Anzi: 74.

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