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We Say

Se pensiamo a una certa serata in arrivo in Settembre, la parola che meglio descrive questo stato d’animo è “Batticuore”.

Come abbiamo annunciato già qualche tempo fa, stiamo organizzando una serata di Settembre (giovedì 26 segnatelo 🙂 ) dedicata a tutti tutti tutti i nostri… moltissimi amici.

Sarà un incontro dedicato allo Spiritodel74 e relativo libro “74 parole chiave per vivere felicemente la passione per il proprio lavoro”.

Se vi chiedete perché ci viene il batticuore a pensarci, è perché c’è stato un precedente… un enorme precedente!

Batticuore - Spirito del 74 libro

Immaginate 45 persone, tutte interne alla nostra ditta, riunite nello showroom di Meda: chi arriva dall’ufficio accanto, chi dalla produzione, e chi… dal Veneto e da Roma, con treni e aerei.

Tutti, eravamo tutta l’azienda.

Ad ognuno, su chiamata personale, è stata consegnata una delle prime copie numerate del libro, con dedica personale.

Ognuno lo ha ricevuto dalle mani di Filippo (che non ha lesinato battute e scherzi).

Ognuno ne ha letto una frase, aprendo le pagine a caso.

Non potete immaginare l’emozione di sentire la giovane voce dell’ultimo assunto (quel giorno stesso!) mentre legge una “pillola di saggezza” originata dal lavoro del nostro fondatore, nientemeno che 45 anni fa.

Oppure l’emozione di vedere chi passa le giornate a guidare gli automezzi per le consegne, per una volta posare lo sguardo non su una tangenziale ma su una pagina scritta.

Sono stati tanti i momenti cosi, quella sera di Giugno, tanti momenti in cui – a tanti di noi – è battuto forte il cuore.

Pensiamo che potrà essere bello ampliare questa emozione anche a chi – esterno alla nostra organizzazione, ma assolutamente al”interno della nostra cerchia di contatti personali – vorrà partecipare alla presentazione “open” che stiamo organizzando per Settembre!

Nell’attesa di vedervi tutti qui con noi giovedì 26 settembre a Meda, iniziamo a condividere una pagina del nostro libro, quella dedicata, appunto alla parola “Batticuore”:

Batticuore – Se non ce l’hai mai, forse non stai rischiando abbastanza.

Anteprima presentazione libro spirito del 74

Cos’abbiamo fatto, una sera di giugno, in 45 di noi? Cosa faremo, una sera di settembre, con tutti voi? Una piccola-grande magia: scopritela nel video.

Video Spirito del 74: serata di presentazione in anteprima

Cos’abbiamo fatto, una sera di giugno, in 45 di noi? Cosa faremo, una sera di settembre, con tutti voi? Una piccola-grande magia: scoprila nel video della serata di presentazione in anteprima del libro Spirito del 74.

È stata una serata magica, quella che racconta questo video… 

In 45 di noi – praticamente tutta l’azienda, da tutte le sedi di Meda, Roma, Torino, Padova e Brescia – ci siamo trovati nell’area BertoLive di Meda per un momento speciale.

Potremmo dirvi che era speciale per tanti motivi… 

Per il bel video che ha aperto la serata, una testimonianza a sorpresa del nostro indimenticato co-fondatore Fioravante Berto, oppure perché ognuno dei presenti è stato chiamato a dire qualche parola a tutti gli altri, oppure ancora perché gli applausi più di una volta hanno sovrastato tutti, costringendoci a interrompere i discorsi.

Ma la verità è che è stata una serata magica perché abbiamo toccato con mano quello che chiamiamo #Spiritodel74

Quell’energia, quella forza, quel modo speciale di lavorare e di essere che ci contraddistingue. 

Sapete la sensazione di percepire chiaramente, quasi toccare appunto, qualcosa di impalpabile, eppure reale, realissimo? 

Ecco: la piccola-grande magia di quella serata, ancora più tale perché l’abbiamo sentita tutti. 

Non è stato un caso, avevamo un motivo bellissimo per trovarci: la consegna, ad ognuno dei collaboratori, della copia del libro “74 parole chiave per vivere felicemente la passione per il proprio lavoro“, con dedica personale di Filippo Berto.

Si tratta del libro che – attraverso 74 parole scelte una ad una nel DNA aziendale – testimonia cosa significa per noi il lavoro di ogni giorno. 

È stata una serata davvero emozionante, che nessuno dei presenti scorderà mai.

Nel video ne potete avere un’idea, ma soprattutto – se pensate che la cosa vi interessi – avremo presto il piacere di coinvolgervi nella presentazione che stiamo pianificando per settembre, questa volta per un evento apertissimo a tutti gli amici.
Ci sarete?
Noi vi aspettiamo.

Stay tuned!

Attenzione: questo post puzza. Perché quando si lavora si suda.

Se foste stati con noi in questi giorni, dentro il cassone del camion a far stare 35 quintali di mobili da consegnare entro il giorno dopo.

Se foste saliti con noi, per le rampe di scale dei condomini milanesi, dove la tromba da salire con un divano sulle spalle ti saluta ad ogni piano con quei 2-3 gradi in più, e i piani sono magari 6 o 7, e fuori ce ne sono già 38.

Se aveste trascorso il pomeriggio nei nostri magazzini di logistica, dove il ricambio d’aria in certi punti è impossibile, e divani non pesano un grammo di meno di quando è fresco.

Se aveste ascoltato il ritmo incessante dei ventilatori all’interno della nostra tappezzeria, degli stacchettii, delle macchine da cucire e il fruscio dei tessuti calzati sui divani pronti per essere imballati, in un laboratorio che non teme l’aumento delle temperature e il sole non tramonta mai.

Se ci aveste aiutato a scaricare il container che è entrato nel cortile assolato alle 14.15 di ieri, se ci foste entrati con noi anche solo 10 minuti (noi ci abbiamo passato varie ore).

Se aveste esaminato con noi i carichi in partenza già sul camion, se aveste deciso con noi di riportare in produzione alcuni pezzi perché non perfetti al 100%.

Se aveste affrontato con noi ingorghi e canicola sull’asfalto delle tangenziali di tutta Italia, armati di una sola bottiglia di minerale (calda) in tre.

Se vi foste presentati alla signora del 9° piano (con ascensore troppo piccolo per il meraviglioso divano da 248 cm che ha scelto) scusandovi per il sudore che chiazza la divisa.

Anche voi, se aveste fatto solo una di queste cose, puzzereste.

Anche voi, vi sentireste stanchi come non mai.

Ma anche voi, se lavoraste con noi, avreste il meraviglioso sorriso sulle labbra di questi ragazzi nella foto, che ieri, tra fatiche che si avvcinavano pericolosamente al disumano man mano che il termometro saliva, continuavano a portare rispetto a quella cosa che si chiama Lavoro (non è un refuso, la maiuscola è intenzionale).

“Lavoro”, che per la nostra azienda significa controllo totale: dall’idea iniziale, alla consegna con il sorriso sulle labbra.
Nessuna fase esclusa.

Non accade così con tutti i marchi di design: vi sono casi (forse la maggior parte) in cui il sudore rimane lontano, in quei paesi esotici dove il costo della manodopera è più basso, anche se – lo sappiamo tutti – la fatica non conosce passaporti.

Da noi no, da noi si fa tutto in casa, anche – e soprattutto – ciò che chiazza la t-shirt già alle 8.45 del mattino, in certe estati.

E’ un prezzo, quello che paghiamo, per un impegno a volte quasi troppo grande, ma per noi fondamentale.

L’impegno di portare nelle case di chi ci sceglie qualcosa che non venga da lontano, ma nasca e si sviluppi dalle mani di chi lavora in ditta con noi. 

Senza eccezioni.
E pazienza se ci dobbiamo presentare, in certe giornate, non proprio profumati.

Ho trascorso un pomeriggio con i miei miti. E non era un sogno.

Ho trascorso un pomeriggio con i miei miti, le aziende di design più importanti del mondo.

Sono cresciuto con i miei miti professionali. 
Persone a guida di aziende di design come Flou, Poliform, Giorgetti e tanti altri. 

Un giorno me le sono viste tutte davanti, mentre parlavo. 

E non era un sogno, ma una magnifica opportunità per cui non ringrazierò mai abbastanza gli organizzatori di Design E-nnovation Archifutura Lugano, che hanno voluto avermi tra loro il 18 giugno.

Se vi mettete nei miei panni, capirete perché parlo di sogno.

Filippo Berto al convegno Design E-nnovation Archifutura di Lugano

Immaginate, riuniti in una stanza, le migliori menti, le migliori aziende di design e della produzione d’arredo di sempre. 

Prima generazione, seconda generazione, aziende di design e marchi noti in tutto il mondo, figure leggendarie.
Imprenditori da copertina di Time.

E poi architetti e designer dello stesso livello. 

Semplicemente: dei geni, riconosciuti ai 4 angolo del globo. 

Tutti riuniti a studiare come il design delle tecnologie rivoluzionerà il lavoro di un settore economico trainante per i 5 continenti, nei prossimi anni (anzi: giorni, ne parliamo tra qualche riga). 

Questo è quello che è accaduto il 18 giugno 2019 a Lugano. Ma non è finita… non solo ero lì con loro, gli stringevo le mani come un ragazzino che riesce a incontrare le sue rockstar nel backstage di un concerto, no. 

A un certo punto si sono seduti di fronte a me, e hanno voluto ascoltare le mie parole.

Design E-nnovation Archifutura a Lugano con Filippo Berto

So di essere un uomo fortunato, ma quel momento resterà indelebilmente dentro di me per sempre come uno dei momenti più incredibili della mia esistenza.

In tutto questo… non ho dormito per due giorni, sapendo che avrei avuto questo straordinario onore!

Ma il sogno divenuto realtà non si è trasformato in incubo: con mio grande sollievo ho capito che quel che dicevo a quei signori non era sgradito, anzi. 

Ho pensato ai miei collaboratori, e ho cercato – con parole semplici – di trasmettere alla sala quella passione e quella determinazione che si sente in azienda ogni minuto, in ogni incontro, in ogni contatto. Ho pensato a mio padre, che quell’azienda ha fondato, e ho scelto proprio lui come esordio: un ragazzo che spinge una carriola, carica di un futuro che solo lui aveva visto.
Ho pensato allo Spirito del 74… e infatti ho parlato tutto il tempo con il libro in mano.

Non mi voglio dilungare, dirò solo l’emozione che ho provato e le due cose che penso di aver capito.

L’emozione, quasi insostenibile. 

Per fortuna mi sono sentito circondato da affetto e comprensione, e nessuno mi ha fatto sentire un outsider. Mi hanno trattato da loro pari, e l’applauso che hanno avuto la bontà di concedermi alla fine dell’intervento era sincero, partecipe. 

Non vi dico il sollievo!

Quanto alle cose che ho imparato, sono due.

La prima, lo ammetto, mi riempie di orgoglio.
Ho capito che la storia della nostra ditta – intesa come somma di valori, persone, progetti – piace. 

Questo mi ha permesso di godermi una giornata irripetibile, ma soprattutto dà a tutti noi che lavoriamo in BertO (le telefonate che sono partite subito dopo lo speech non si possono descrivere, sembravamo tutti delle groupie che avevano toccato Mick Jagger) una conferma preziosa, direi inestimabile.

La seconda riguarda il futuro di tutti noi, inteso come attori di questo mercato.
Il futuro non è più futuro, la rivoluzione è qui.

Chi va ai convegni e, più in generale, chi cerca di immaginare gli sviluppi e le tendenze di un panorama professionale ed economico, è abituato all’idea del “futuro”, di ciò che “ci accadrà”, delle tendenze che “si verificheranno”.

Ecco: ho avuto la sensazione che non sia più così, assolutamente.

Lo tsunami è qui fuori, bussa alle nostre porte. 

Vendere un oggetto di design sta per diventare una cosa diversa da quella che conosciamo, e non sappiamo ancora bene come sarà.

Per fortuna che a noi di BertO le novità piacciono, e questo stato di “something is about to happen” ci carica di motivazione e impegno. 

Forse perché la nostra porta è sempre rimasta aperta, sia per chi vuole tirare un filo di capitonné sia per gli per tsunami del retail?
Noi ci siamo, e grazie ancora NetCommSuiss International per avermi donato un pomeriggio di mezza estate… da sogno.

Design E-nnovation Archifutura a Lugano

Una serata con i migliori collaboratori del mondo, in compagnia di qualcuno che non c’è più e ci sarà sempre… con la scusa di un libro.

Una serata con i migliori collaboratori del mondo, in compagnia di qualcuno che non c’è più e ci sarà sempre… con la scusa di un libro. 

E’ stato bello, ieri sera, ripercorrere la piccola-grande storia della nostra ditta.

E’ stato bello farlo giocando con le pagine di un libro dedicato allo Spirito che, fin dal ’74, ci ispira e ci spinge a fare sempre meglio.

E’ stato bello trascorrere, tutti insieme, una serata con mio padre Fioravante Berto, il compianto co-fondatore della nostra ditta (insieme a mio zio Carlo Berto, tuttora presentissimo e rilevantissimo) che 45 anni fa sfidava i giovani artigiani a batterlo nel realizzare una poltrona in capitonné in meno di 3 ore, suo record personale. 

Perché mio padre, ieri sera, c’era. 

Filippo Berto presentazione libro spirito dle 74 meda

Non tanto perché è stato presente nei brevi video #PercheBerto che abbiamo visto a inizio serata.

Non tanto perché la prima delle 74 parole contenute nel libro è dedicata a lui (“Papà – Senza di lui e dello zio Carlo, non ci sarebbe lo spirito del 74, non ci sarebbe la nostra azienda, non sarebbe mai nata in noi  la passione per questo lavoro”). 

Non tanto perché a più riprese lo abbiamo citato.

No: Fioravante Berto c’era perché c’era la sua azienda, c’era quella voglia di volare con i piedi per terra che lo ha portato a creare uno slancio, professionale e umano, che supera i decenni, c’era quella capacità di tenere la schiena dritta anche dopo 14 ore di lavoro su fusti e cuscini.

La cosa che più mi ha fatto battere il cuore – in una occasione in cui il batticuore mi ha accompagnato fin… da 3 giorni prima! – è stato quanto, di “Ante” sia arrivato a persone che non lo hanno nemmeno mai visto. 

E non è un caso che la serata, aperta all’insegna di uno spirito che ci ha fatto nascere, 45 anni fa, si sia conclusa con un applauso incoraggiante al giovane artigiano che a breve prenderà servizio a fianco dei maestri artigiani della nostra bottega. Qualcuno che in azienda non ha ancora trascorso 45 minuti, per dire. 

Sarà lui a battere il record di Ante? Di certo ci saremo tutti noi a sostenere la sua sfida, perché – come più volte ci siamo detti – lo #Spiritodel74 continua, e continua con ognuno di noi.

Se foste stati con noi ieri sera, infatti, avreste visto che tipo di sguardo appassionato può esserci in chi si riconosce in un’azienda, in un progetto.

Anche voi, come me, avreste guardato negli occhi, una ad una, le persone che ogni giorno mi onorano del proprio impegno, e non parlo dell’impegno professionale – peraltro di eccezionale standing qualitativo – mi riferisco all’impegno umano: alla dedizione a livello personale, che va ben oltre il lavoro.

Avreste quindi compreso, come ho compreso io, che questo gruppo di persone, ognuno con la sua dimensione, ognuno nel proprio ruolo, ognuno presente nel suo personalissimo e prezioso modo nel venire al lavoro ogni giorno, a Meda, a Padova, Torino, Roma, Brescia, è il miglior team che si possa desiderare di avere al fianco.

E’ con loro che lo #Spiritodel74 cresce ogni minuto che passa. Ed è grazie a loro che mio padre, continua a vivere e…fa vivere tutti noi

Le parole per il futuro di Meda: una piccola sintesi della serata “Quale futuro per l’artigianato locale”

Sono trascorse alcune settimane dalla serata “Quale futuro per l’artigianato locale” tenuta a Meda il 21 marzo scorso.

Dopo aver sedimentato impressioni e informazioni nate da quell’incontro, ecco quel che ci sentiamo di sottolineare e riportare all’attenzione di tutti, nella speranza di aiutare un dialogo.
Un dialogo tra noi, un dialogo con l’esterno, un dialogo tra tutti coloro che hanno a cuore la nostra meravigliosa città.

La nostra piccola esperienza ci ha insegnato che proprio i canali di conversazione online come questo blog (e in generale tutti gli scambi che avvengono costantemente sui “social”) possono essere, se usati con consapevolezza e responsabilità, strumenti essi stessi di miglioramento .

Ecco quindi le parole, tra tutte quelle che sono state pronunciate dagli importanti personaggi presenti in sala – che più ci sentiamo di sottoscrivere e rilanciare, a cominciare da… un semplice articolo pubblicato online come questo 🙂

convegno comune meda quale futuro per l'artigianato?

L’assessore Fabio Mariani ci ricorda che l’unicità identitaria – nel lavoro – del nostro territorio viene da lontano: addirittura dal 1700, e dà luogo, nel tempo, a un connubio artigianato + industria che non è frequente nel panorama generale.

Inoltre, ricorda come sia attiva l’iniziativa di far partecipare ragazzi di terza media ad alcune giornate di lavoro presso le aziende, dove i giovani possono a capire la dimensione attuale, spesso più innovativa di quel che si pensi, dell’artigiano oggi. Un progetto curato dal Centro Formazione Professionale, presente al dibattito.

Il sindaco di Meda, Luca Santambrogio, esordisce rilevando un aspetto che tutti noi – imprenditori e professionisti – conosciamo bene: l’enorme differenza tra i tempi delle istituzioni e quelli del mercato, che dettano alle aziende un’agenda infinitamente più stringente di quella istituzionale.

Si tratta di qualcosa che viene subito con malessere anche all’interno delle istituzioni, dove ci si rende perfettamente conto di questo grave problema.
Prendendo un punto di vista vicino al territorio, poi, Santambrogio fa presente come in città il coinvolgimento “fuori dai cancelli” delle realtà aziendali non sia solo un modo di contribuire magari all’arredo urbano, ma anche di nutrire una narrazione aziendale che ha ben compreso l’importanza di raccontarsi nel modo giusto, come è opportuno fare oggi, in tutti i settori.

Infine, un messaggio alle famiglie:
partecipate alla vita delle aziende, portate i figli, fate capire come il lavoro degli artigiano non sia assolutamente subalterno ad altri percorsi di studio.

Un’esortazione che si ricollega molto bene a quanto fatto notare dall’assessore Mariani, relativamente all’iniziativa del CFP.

È poi Maria Pia Colombo a riprendere il concetto del valore, in particolare umano, del lavoro artigiano, con una osservazione che non potremmo condividere di più, e cioè:
Il lavoro artigiano – alla fine – è inerente alla costruzione di un capitale umano, che sta alla base di tutto.

Questa la conclusione, a nostro avviso molto importante, del suo ragionamento, che ha visto analizzare la vera essenza del lavoro artigiano.
Secondo Maria Pia Colombo, questa non va identificata meramente con la capacità tecnica di risolvere problemi, magari con risorse limitate, ma va vista in chiave più ampia, in quanto è da considerarsi creatività, non capacità tecnica.

La parola ritorna quindi alle istituzioni con il consigliere di Regione Lombardia Alessandro Corbetta, il quale fa notare due aspetti, l’uno allarmante e l’altro in qualche modo rassicurante.
Corbetta ci dà infatti il durissimo dato della perdita del tessuto imprenditoriale locale di questi anni – il 20% – ma anche l’informazione che l’occupazione è ritornata a livelli pre-crisi, nonostante le pesanti perdite subite dall’economia del nostro territorio.

Nel suo intervento, inoltre, ricorda che vi è da parte delle istituzioni un preciso impegno a sostenere le aziende, e ciò si concretizza in varie forme di incentivazione. Quello che fa specie, e dispiace, è che sono pochi ad essere a conoscenza e quindi ad avvantaggiarsi di queste misure: un fronte su cui lavorare in termini di divulgazione.

Con Pietro Galimberti della Flexform, ritorna il punto di vista aziendale, riportata da uno dei brand più rilevanti e noti.

Proprio parlando delle origini di questa storia di grande successo internazionale, colpisce sentir dire che anche Flexform era una bottega, agli esordi.
Forse,poi, colpisce ancor di più quel che segue sentir Galimberti affermare che le nostre grandi aziende, quelle che noi consideriamo importantissime anche in termini dimensionali, su scala globale non sono che piccole aziende artigiane.

Galimberti riporta infatti, con linguaggio molto vivido, le impressioni davanti a fabbriche asiatiche di dimensioni di decine di volte le nostre, attive nel realizzare prodotti proposti sul mercato a prezzi… decine di volte inferiori ai nostri.

Questa sproporzione – dice Galimberti – deve portare la nostra attenzione, ancora di più, sempre di più, su quella “qualità italiana” frutto della creatività che nessuno può copiare.

E ancora, prima di cedere la parola, un concetto che forse più di ogni altro ha sempre ispirato anche le nostre attività di marketing:
Il saper fare, senza il far sapere, non vale nulla.

La discussione viene poi riportata su un punto che sentiamo particolarmente – noi come tutte le aziende con forte tensione verso il futuro – da Angelo Vincenzo Longo, direttore del CFP – Centro Formazione Professionale: i giovani.
Un discorso che ci tira in ballo, e ne siamo felici.

Longo infatti lancia la provocazione dell’azienda come luogo di formazione, e tutto sommato ci fa piacere ripensare alle diverse iniziative di crowdcrafting portate avanti nel tempo da noi di BertO (una delle quali in fase di lancio proprio al prossimo Salone del Mobile, tra pochi giorni), in cui la “formazione all’artigianato” è stata proposta in azienda e con l’azienda, sia a giovani, sia a target più allargati e generici.
Saremo riusciti a fare, anche noi, il nostro dovere di formatori in azienda, come giustamente evidenziato dal prof. Longo?

La discussione, come si vede ricchissima di spunti di riflessione, prosegue con Antonello Minotti di Vefer spa.
Il suo punto di vista è particolarmente interessante perché è l’unico degli imprenditori presenti a rivolgersi, con la sua produzione, solo ad altri imprenditori: la strategia di Vefer, in un certo senso, sta a monte di tutte le strategie di tutte le imprese dell’imbottito.

L’esperienza di molti anni sul territorio – “sono di Meda anche se abito a Lissone” chiosa divertito – porta Minotti a sottolineare come la strategia vincente sia sempre di lungo periodo.
A questo proposito racconta di come ha visto sorgere e precipitare comparti produttivi analoghi a quelli brianzoli in altre parti d’Italia, traendone le conclusioni che il lavoro senza ottica di media-lunga durata è destinato a fallire.
Al contrario…
Noi, con tutti i nostri difetti, siamo ancora qui.

Alessio Minotti dell’omonimo brand prende poi la parola, mettendo davanti al suo intervento il segno positivo di una realtà che esporta in 50 paesi del mondo, arrivata a farlo con un sano percorso di imprenditoria familiare nell’arco di tre generazioni.
Anche Minotti ha parlato del fattore competitivo principale che contraddistingue in fondo tutte le aziende italiane di successo: la capacità creativa, unita – nei casi come quello della sua azienda – alla “maniacalità qualitativa”, espressione che anche noi sentiamo particolarmente.

Infine, ultimo solo in scaletta ma non certo in importanza, Giorgio Origgi di Stil Salotti enfatizza un concetto secondo noi assolutamente chiave: quello del Network, della Rete collaborativa.
Esemplare, in questo senso, il percorso della sua azienda, passata da un team interno ristretto a un’articolazione collaborativa che vede attive ben 30 aziende artigiane, che portano avanti in sinergia il lavoro dell’azienda di Origgi.

È bello, secondo noi, concludere questa piccola rassegna di parole e concetti importanti con una visione che ci vede insieme, partner di un territorio e in grado di sviluppare progettualità comuni.
Non facile, ma… è forse facile il mestiere di imprenditore?

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