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Una serata con i migliori collaboratori del mondo, in compagnia di qualcuno che non c’è più e ci sarà sempre… con la scusa di un libro.

Una serata con i migliori collaboratori del mondo, in compagnia di qualcuno che non c’è più e ci sarà sempre… con la scusa di un libro. 

E’ stato bello, ieri sera, ripercorrere la piccola-grande storia della nostra ditta.

E’ stato bello farlo giocando con le pagine di un libro dedicato allo Spirito che, fin dal ’74, ci ispira e ci spinge a fare sempre meglio.

E’ stato bello trascorrere, tutti insieme, una serata con mio padre Fioravante Berto, il compianto co-fondatore della nostra ditta (insieme a mio zio Carlo Berto, tuttora presentissimo e rilevantissimo) che 45 anni fa sfidava i giovani artigiani a batterlo nel realizzare una poltrona in capitonné in meno di 3 ore, suo record personale. 

Perché mio padre, ieri sera, c’era. 

Filippo Berto presentazione libro spirito dle 74 meda

Non tanto perché è stato presente nei brevi video #PercheBerto che abbiamo visto a inizio serata.

Non tanto perché la prima delle 74 parole contenute nel libro è dedicata a lui (“Papà – Senza di lui e dello zio Carlo, non ci sarebbe lo spirito del 74, non ci sarebbe la nostra azienda, non sarebbe mai nata in noi  la passione per questo lavoro”). 

Non tanto perché a più riprese lo abbiamo citato.

No: Fioravante Berto c’era perché c’era la sua azienda, c’era quella voglia di volare con i piedi per terra che lo ha portato a creare uno slancio, professionale e umano, che supera i decenni, c’era quella capacità di tenere la schiena dritta anche dopo 14 ore di lavoro su fusti e cuscini.

La cosa che più mi ha fatto battere il cuore – in una occasione in cui il batticuore mi ha accompagnato fin… da 3 giorni prima! – è stato quanto, di “Ante” sia arrivato a persone che non lo hanno nemmeno mai visto. 

E non è un caso che la serata, aperta all’insegna di uno spirito che ci ha fatto nascere, 45 anni fa, si sia conclusa con un applauso incoraggiante al giovane artigiano che a breve prenderà servizio a fianco dei maestri artigiani della nostra bottega. Qualcuno che in azienda non ha ancora trascorso 45 minuti, per dire. 

Sarà lui a battere il record di Ante? Di certo ci saremo tutti noi a sostenere la sua sfida, perché – come più volte ci siamo detti – lo #Spiritodel74 continua, e continua con ognuno di noi.

Se foste stati con noi ieri sera, infatti, avreste visto che tipo di sguardo appassionato può esserci in chi si riconosce in un’azienda, in un progetto.

Anche voi, come me, avreste guardato negli occhi, una ad una, le persone che ogni giorno mi onorano del proprio impegno, e non parlo dell’impegno professionale – peraltro di eccezionale standing qualitativo – mi riferisco all’impegno umano: alla dedizione a livello personale, che va ben oltre il lavoro.

Avreste quindi compreso, come ho compreso io, che questo gruppo di persone, ognuno con la sua dimensione, ognuno nel proprio ruolo, ognuno presente nel suo personalissimo e prezioso modo nel venire al lavoro ogni giorno, a Meda, a Padova, Torino, Roma, Brescia, è il miglior team che si possa desiderare di avere al fianco.

E’ con loro che lo #Spiritodel74 cresce ogni minuto che passa. Ed è grazie a loro che mio padre, continua a vivere e…fa vivere tutti noi

Le parole per il futuro di Meda: una piccola sintesi della serata “Quale futuro per l’artigianato locale”

Sono trascorse alcune settimane dalla serata “Quale futuro per l’artigianato locale” tenuta a Meda il 21 marzo scorso.

Dopo aver sedimentato impressioni e informazioni nate da quell’incontro, ecco quel che ci sentiamo di sottolineare e riportare all’attenzione di tutti, nella speranza di aiutare un dialogo.
Un dialogo tra noi, un dialogo con l’esterno, un dialogo tra tutti coloro che hanno a cuore la nostra meravigliosa città.

La nostra piccola esperienza ci ha insegnato che proprio i canali di conversazione online come questo blog (e in generale tutti gli scambi che avvengono costantemente sui “social”) possono essere, se usati con consapevolezza e responsabilità, strumenti essi stessi di miglioramento .

Ecco quindi le parole, tra tutte quelle che sono state pronunciate dagli importanti personaggi presenti in sala – che più ci sentiamo di sottoscrivere e rilanciare, a cominciare da… un semplice articolo pubblicato online come questo 🙂

convegno comune meda quale futuro per l'artigianato?

L’assessore Fabio Mariani ci ricorda che l’unicità identitaria – nel lavoro – del nostro territorio viene da lontano: addirittura dal 1700, e dà luogo, nel tempo, a un connubio artigianato + industria che non è frequente nel panorama generale.

Inoltre, ricorda come sia attiva l’iniziativa di far partecipare ragazzi di terza media ad alcune giornate di lavoro presso le aziende, dove i giovani possono a capire la dimensione attuale, spesso più innovativa di quel che si pensi, dell’artigiano oggi. Un progetto curato dal Centro Formazione Professionale, presente al dibattito.

Il sindaco di Meda, Luca Santambrogio, esordisce rilevando un aspetto che tutti noi – imprenditori e professionisti – conosciamo bene: l’enorme differenza tra i tempi delle istituzioni e quelli del mercato, che dettano alle aziende un’agenda infinitamente più stringente di quella istituzionale.

Si tratta di qualcosa che viene subito con malessere anche all’interno delle istituzioni, dove ci si rende perfettamente conto di questo grave problema.
Prendendo un punto di vista vicino al territorio, poi, Santambrogio fa presente come in città il coinvolgimento “fuori dai cancelli” delle realtà aziendali non sia solo un modo di contribuire magari all’arredo urbano, ma anche di nutrire una narrazione aziendale che ha ben compreso l’importanza di raccontarsi nel modo giusto, come è opportuno fare oggi, in tutti i settori.

Infine, un messaggio alle famiglie:
partecipate alla vita delle aziende, portate i figli, fate capire come il lavoro degli artigiano non sia assolutamente subalterno ad altri percorsi di studio.

Un’esortazione che si ricollega molto bene a quanto fatto notare dall’assessore Mariani, relativamente all’iniziativa del CFP.

È poi Maria Pia Colombo a riprendere il concetto del valore, in particolare umano, del lavoro artigiano, con una osservazione che non potremmo condividere di più, e cioè:
Il lavoro artigiano – alla fine – è inerente alla costruzione di un capitale umano, che sta alla base di tutto.

Questa la conclusione, a nostro avviso molto importante, del suo ragionamento, che ha visto analizzare la vera essenza del lavoro artigiano.
Secondo Maria Pia Colombo, questa non va identificata meramente con la capacità tecnica di risolvere problemi, magari con risorse limitate, ma va vista in chiave più ampia, in quanto è da considerarsi creatività, non capacità tecnica.

La parola ritorna quindi alle istituzioni con il consigliere di Regione Lombardia Alessandro Corbetta, il quale fa notare due aspetti, l’uno allarmante e l’altro in qualche modo rassicurante.
Corbetta ci dà infatti il durissimo dato della perdita del tessuto imprenditoriale locale di questi anni – il 20% – ma anche l’informazione che l’occupazione è ritornata a livelli pre-crisi, nonostante le pesanti perdite subite dall’economia del nostro territorio.

Nel suo intervento, inoltre, ricorda che vi è da parte delle istituzioni un preciso impegno a sostenere le aziende, e ciò si concretizza in varie forme di incentivazione. Quello che fa specie, e dispiace, è che sono pochi ad essere a conoscenza e quindi ad avvantaggiarsi di queste misure: un fronte su cui lavorare in termini di divulgazione.

Con Pietro Galimberti della Flexform, ritorna il punto di vista aziendale, riportata da uno dei brand più rilevanti e noti.

Proprio parlando delle origini di questa storia di grande successo internazionale, colpisce sentir dire che anche Flexform era una bottega, agli esordi.
Forse,poi, colpisce ancor di più quel che segue sentir Galimberti affermare che le nostre grandi aziende, quelle che noi consideriamo importantissime anche in termini dimensionali, su scala globale non sono che piccole aziende artigiane.

Galimberti riporta infatti, con linguaggio molto vivido, le impressioni davanti a fabbriche asiatiche di dimensioni di decine di volte le nostre, attive nel realizzare prodotti proposti sul mercato a prezzi… decine di volte inferiori ai nostri.

Questa sproporzione – dice Galimberti – deve portare la nostra attenzione, ancora di più, sempre di più, su quella “qualità italiana” frutto della creatività che nessuno può copiare.

E ancora, prima di cedere la parola, un concetto che forse più di ogni altro ha sempre ispirato anche le nostre attività di marketing:
Il saper fare, senza il far sapere, non vale nulla.

La discussione viene poi riportata su un punto che sentiamo particolarmente – noi come tutte le aziende con forte tensione verso il futuro – da Angelo Vincenzo Longo, direttore del CFP – Centro Formazione Professionale: i giovani.
Un discorso che ci tira in ballo, e ne siamo felici.

Longo infatti lancia la provocazione dell’azienda come luogo di formazione, e tutto sommato ci fa piacere ripensare alle diverse iniziative di crowdcrafting portate avanti nel tempo da noi di BertO (una delle quali in fase di lancio proprio al prossimo Salone del Mobile, tra pochi giorni), in cui la “formazione all’artigianato” è stata proposta in azienda e con l’azienda, sia a giovani, sia a target più allargati e generici.
Saremo riusciti a fare, anche noi, il nostro dovere di formatori in azienda, come giustamente evidenziato dal prof. Longo?

La discussione, come si vede ricchissima di spunti di riflessione, prosegue con Antonello Minotti di Vefer spa.
Il suo punto di vista è particolarmente interessante perché è l’unico degli imprenditori presenti a rivolgersi, con la sua produzione, solo ad altri imprenditori: la strategia di Vefer, in un certo senso, sta a monte di tutte le strategie di tutte le imprese dell’imbottito.

L’esperienza di molti anni sul territorio – “sono di Meda anche se abito a Lissone” chiosa divertito – porta Minotti a sottolineare come la strategia vincente sia sempre di lungo periodo.
A questo proposito racconta di come ha visto sorgere e precipitare comparti produttivi analoghi a quelli brianzoli in altre parti d’Italia, traendone le conclusioni che il lavoro senza ottica di media-lunga durata è destinato a fallire.
Al contrario…
Noi, con tutti i nostri difetti, siamo ancora qui.

Alessio Minotti dell’omonimo brand prende poi la parola, mettendo davanti al suo intervento il segno positivo di una realtà che esporta in 50 paesi del mondo, arrivata a farlo con un sano percorso di imprenditoria familiare nell’arco di tre generazioni.
Anche Minotti ha parlato del fattore competitivo principale che contraddistingue in fondo tutte le aziende italiane di successo: la capacità creativa, unita – nei casi come quello della sua azienda – alla “maniacalità qualitativa”, espressione che anche noi sentiamo particolarmente.

Infine, ultimo solo in scaletta ma non certo in importanza, Giorgio Origgi di Stil Salotti enfatizza un concetto secondo noi assolutamente chiave: quello del Network, della Rete collaborativa.
Esemplare, in questo senso, il percorso della sua azienda, passata da un team interno ristretto a un’articolazione collaborativa che vede attive ben 30 aziende artigiane, che portano avanti in sinergia il lavoro dell’azienda di Origgi.

È bello, secondo noi, concludere questa piccola rassegna di parole e concetti importanti con una visione che ci vede insieme, partner di un territorio e in grado di sviluppare progettualità comuni.
Non facile, ma… è forse facile il mestiere di imprenditore?

Vedere la Cina da Meda si può. Abbiamo le prove.

Cina Shanghai BertO!

Mercoledì 10 aprile 2019 rimarrà per sempre come una data memorabile nella piccola-grande storia della nostra azienda.

Un gruppo di cinesi di Shanghai ha varcato la soglia del nostro showroom, e non l’ha fatto con l’idea di acquistare o di esplorare possibilità commerciali di qualche tipo.

No.

L’ha fatto perché li abbiamo invitati a fare la conoscenza reciproca.
Noi volevamo conoscere loro, e loro hanno accettato l’invito a conoscere noi.

Cina Shanghai evento BertO MILANO DESIGN WEEK 2019

Perché tutto questo?

Le risposte potrebbero essere mille (una per tutte? Quella del prof. Micelli, che ha fine serata ha dichiarato “Questo è il futuro del Made in Italy: lavorare dialogando con altre culture“), me forse è meglio non darle subito.

Perché una risposta al progetto Crowdcrafting Berto为Shanghai, iniziato il 10 aprile 2019, forse la daremo, ancora una volta insieme, nelle fasi successive del progetto.

Occhi italiani e occhi cinesi rivolti dalla stessa parte.
Mani italiane e mani cinesi al lavoro sullo stesso divano.
Esseri umani con culture diverse al lavoro insieme, perché han capito che l’essere diversi, insieme, diventa essere migliori.

BertO Shanghai: Vedere la Cina da Meda si può.

Se una PMI va a Shanghai: cosa ci mettiamo in valigia, e cosa nel cervello.

Come già sapete, stiamo lavorando alacremente a un progetto chiamato Berto为Shanghai.
In pochissime parole, vorremmo approcciare quella città, quel mercato, quel mondo – per noi straordinariamente stimolante – e vorremmo farlo con una modalità corretta, che ci permetta di arrivare in qualche modo preparati.

Se fosse un viaggio di piacere, parleremmo di cosa ci mettiamo in valigia…

Invece è un viaggio di internazionalizzazione di una PMI, e quindi ci pare più opportuno parlare di cosa ci mettiamo… nel cervello!

Con quali strumenti, con quale atteggiamento mentale – con che mindset direbbero gli anglosassoni – una tappezzeria sartoriale della Brianza affronta un mercato di 26 milioni di persone dall’altra parte del pianeta?

Noi pensiamo che anche quella cifra così imponente sia composta di tante unità, e cioè di tante persone.

E siamo convinti che ci siano più cose che ci uniscono di quante, al contrario, ci dividono.

BERTO为SHANGHAI evento showroom berto salotti meda

Ma su questo ultime, le cose che possono dividere, è bene non sbagliare.

Senza fare nomi, abbiamo già visto casi, anche molto noti di brand iperconosciuti, scivolare malamente su aspetti culturali che nella comunicazione erano stati forse sottovalutati.

Per tutti questi motivi – e anche perché riteniamo sia sempre una buona idea, Cina o non Cina – abbiamo deciso di andare a Shanghai non con l’atteggiamento di chi vuole vendere a tutti i costi, ma con quello di chi vuole capire a tutti i costi.

Di qui l’idea del crowdcrafting, della realizzazione artigiana “collettiva”, diciamo così, insieme a persone abitanti in quella città, così da fare insieme questo primo passo, simbolico ma anche molto concreto: la creazione di un “divano per la città”.

Tale processo inizia tra pochi giorni, durante la Design Week, qui nel nostro showroom Berto Salotti di Meda.

E veniamo al dunque: cosa ci mettiamo nel cervello prima di partire per questa nuova avventura.

Beh, dicevamo di voler capire a tutti i costi, e chi vuole capire ha uno strumento: domandare.

Abbiamo chiesto.

Semplicemente, umilmente, abbiamo fatto alcune domande.

Ci siamo rivolti a una selezione di contatti cinesi che – bontà loro – hanno accettato di essere nostri interlocutori,  e abbiamo iniziato così, rivolgendo loro alcuni quesiti, relativi sia a come vivono la casa, il comfort, gli arredi, sia alle loro abitudini di acquisto, in relazione o meno ai prodotti di design italiano.

Non si tratta di un “Focus Group”, come usava fare anni fa, ma di un avvio di conversazione.

Le stesse persone, infatti, che hanno risposto ai nostri questionari, saranno con noi il 10 aprile, davanti a un foglio bianco, a un tappezziere e a un designer italiano per provare – insieme a noi – a mettere in pratica quelle risposte.

Stay tuned!

BertO all’ascolto di Shanghai. 10 domande dall’Italia, 10 risposte dalla Cina. Grazie Anna Lin!

Ci sono molti modi di affrontare Shanghai e la Cina, come abbiamo già affermato.

Il modo che noi di BertO riteniamo più adeguato e più corretto, sia in generale sia in termini di approccio commerciale è quello di… ascoltare.

Lo abbiamo sempre fatto, la comunicazione del nostro brand parte sempre da un ascolto, che poi si sviluppi nei nostri Showroom, sui social network, al telefono con un cliente o con a una coppia di neo-sposi che chiama su Skype il nostro customer care, è solo un dettaglio.

Non è un dettaglio, invece, la conversazione che segue: è parte di un progetto di avvicinamento progressivo al grande continente asiatico, in particolare alla Cina e – ancor di più – focalizzato sulla città di Shanghai.

L’ascolto che mettiamo in pratica in questa occasione ha la forma di una intervista, una chiacchierata con una persona locale che conosce molto bene sia il nostro settore sia la nostra azienda: la designer e business developer Anna Lin, attiva professionalmente da 24 anni appunto nei settori del design e dell’alta moda.

Ecco cosa ci ha raccontato 🙂

Anna Lin - BERTO为SHANGHAI

BertO: Che rapporto hai con la città di Shanghai?

Anna Lin: Ottimo! Ho avuto modo di creare e promuovere aziende italiane, e devo dire che vi si lavora molto bene.

BertO: Se diciamo “Italia” a un abitante di Shanghai, cosa pensa?

Anna Lin: Io penso che per un abitante di Shanghai l’Italia richiami molto l’atmosfera e la filosofia di vita degli italiani: saper vivere e godersi la vita. E sopra ogni cosa: raffinatezza

BertO: E per quanto riguarda i prodotti di arredo nati nel nostro paese, quale considerazione hanno?

Anna Lin: Anche per l’arredo, confermo il lifestyle… in realtà l’arredamento è forse ciò che più rappresenta le giuste scelte di vita in un determinato tempo e spazio, come può essere la propria casa nel tempo libero da dedicare a sé e ai propri affetti

BertO: Ci sono molti marchi famosi in Cina… come viene percepito un piccolo brand di nicchia quale BertO?

Anna Lin: Il marchio BertO non è affatto considerato piccolo… il percepito di questo brand non è piccolo perché rappresenta una italianità così completa che in realtà è molto forte. Quindi è vissuto come un grande brand.

BertO: cosa significa comfort a Shanghai?

Anna Lin: Per un cinese “comfort” ora significa essere se stessi.
Mentre in passato forse significava più un concetto legato a qualcosa di legato agli aspetti materiali di un momento, potersi rilassare.
Ma non è più così per i giovani: per loro comfort ha un aspetto psicologico, legato allo stile di vita. Per quanto riguarda Shanghai, invece, si tratta di una città molto molto internazionale, con un modo di vivere che si presenta in modo più aperto e ricettivo… quindi quando si parla di comfort, gli abitanti sono molto più esigenti rispetto ai materiali, al taglio, e più in generale nel gusto. Siamo nella città più avanzata della Cina.

BertO: Il mondo estetico cinese ci appare quanto mai distante dal nostro europeo ed italiano in particolare. C’è veramente tutta questa distanza nei gusti estetici?

Anna Lin: La risposta è diversa se consideriamo la Cina nel suo insieme o Shanghai. Per la Cina, la distanza esiste, per quanto riguarda Shanghai invece si sta avvicinando molto al gusto estetico europeo.

BertO: Il design italiano è conosciuto e apprezzato?

Anna Lin: In città si apprezza moltissimo il design italiano. Moltissimo.

Visita di Filippo BertO a Shanghai

BertO: Per un italiano il concetto di “casa” è qualcosa di forte, basilare, fondamentale, forse più che in altri paesi. Si trovano gli stessi significati di famiglia, focolare, calore affettivo anche a Shanghai?

Anna Lin: Qui devo specificare una cosa, che non è molto positiva: i professionisti locali lavorano troppo! Per questo, spesso trascurano la propria casa e le ore che vi trascorrono. In crescita invece è il concetto di “status”, da sfoggiare con amici e parenti. Una bella casa è premiante in chiave di riprova sociale.

Sta arrivando, inoltre, un concetto di casa che ispira, una visione intima, che premia il proprio piacere privato. Questo è qualcosa che c’è molto in Italia e in Europa, e piano piano si sta affermando anche a Shanghai.

BertO: Siamo abituati a pensare a un soggiorno composto di divani, sedute, piani d’appoggio… invece nell’abitazione tradizionale cinese? 

Anna Lin: Questo è molto divertente: i living room sono piccolissimi! Le nostre misure non coincidono con quelle delle case medie italiane… ma contiene sicuramente un divano, non oltre i 2 metri, e una o due poltroncine piccoline. Il tutto sempre separato dalla cucina.

In alcuni casi – negli ultimi 10 anni – stanno nascendo case con unico ambiente. A causa di questi dimensioni limitate, la stanza è dedicata normalmente al tempo libero e agli amici, ma senza mangiare a a casa, come succede in Italia. Le dimensioni dell’abitazione media non lo consentono.

BertO: Cos’hanno in comune la vita quotidiana in Italia e in Cina, a Shanghai, a tuo parere?

Secondo me non è facile fare una distinzione: dipende molto dalle fasce di popolazione che vogliamo considerare. C’è grande varietà di stili di vita, non dimentichiamo che la popolazione di Shanghai è quasi la metà della popolazione italiana. Se dovessi dire una caratteristica, la città ha una grandissima elasticità verso tutte le culture. Idem per moda e tendenze. 

BertO: E la differenza più grande, tra la giornata media di un cinese e quella di un abitante del nostro Paese?

Al di là dei luoghi comuni, coloro che sono veramente di Shanghai, sono iperdedicati al lavoro. La giornata, di lunghe ore, è dedicata a questo. Ma consideriamo che il 70% circa degli abitanti della città viene da altre parti della Cina, e quindi hanno meno tensione verso le attività professionali. In tutto questo, la vita è davvero molto cara, e questo influisce a molti livelli. 

Interessantissimo, vero?
Vi ricordiamo l’importante appuntamento, durante la Design Week, a Meda il 10 aprile per il kick-off del progetto Berto为Shanghai
Il viaggio della nostra azienda verso la grande Cina e la mitica Shanghai comincerà proprio quel giorno.
Buon viaggio a tutti noi!

BERTO为SHANGHAI crowdcrafting berto salotti

Intervista a Giulia, il Direttore BertoBrescia

Due chiacchiere con Giulia sul design a Brescia, BertO e sullo Spirito del 74.

Qualche giorno fa vi abbiamo annunciato la prima grande novità della stagione: l’apertura del nostro nuovo negozio BertO a Brescia
Stiamo lavorando praticamente senza sosta per creare un ambiente pazzesco, in perfetto stile BertO. Ogni ambiente, e noi lo sappiamo bene, non varrebbe nulla se ad animarlo non ci fossero le persone giuste. Per questo siamo felicissimi di presentarvi la persona che vi aprirà le porte dello showroom Berto Salotti a Brescia, una persona speciale, una persona con cui condividiamo valori, visione, ambizione, una grandissima allegria e tanta voglia di offrire stile, design, prodotti e servizi agli abitanti di Brescia e Dintorni.

Cosa ci è piaciuto di Giulia Trifoglietti, direttore BertO Brescia, sin dal primo momento?
Determinazione, sorriso, freschezza, spontaneità.

Abbiamo fatto due chiacchiere con lei, nel centro del cantiere bresciano che sarà a brevissimo il nostro nuovo showroom, per farci raccontare un po’ di lei.

Showroom BertO Brescia allestimento e cantiere

B

Giulia, ci racconti la tua storia? Chi sei, cosa fai, quali sono le tue passioni e cosa ti ha portata sulla via della tappezzeria sartoriale BertO?

G

Sono curiosa da sempre dei meccanismi della comunicazione e di design. La mia curiosità mi ha portato a studiare, approfondire, curiosare in realtà spesso molto differenti tra loro e negli ambiti più disparati.
La prima volta che ho sentito parlare di BertO è stato grazie alla campagna Eccellenze in Digitale, dove il colosso Google ha scelto BertO come esempio di innovazione e di design. Ho pensato al design a Brescia e non nego che una piccola visione sul futuro me l’ero subito fatta.
Approfondendo, ho scoperto un’azienda che fa del Made in Italy e della vera artigianalità italiana la propria bandiera: non è solo un’etichetta che molti si appiccicano addosso, ma è la ricerca stilistica, la selezione dei materiali, l’attenzione ai dettagli, che hanno fatto grande il design italiano.

Sono una persona sempre alla ricerca del miglioramento, è questo che mi ha portato a BertO.
Vengo da un’esperienza come direttrice di uno store di arredamento, noto brand multinazionale: lì ho vissuto la spersonalizzazione del cliente, tipica della grande distribuzione.
In BertO le persone sono al centro di tutto: i colleghi così come i clienti.
Le persone che vengono a trovarci nei nostri showroom BertO sono per noi come degli ospiti che accogliamo nella nostra casa.
L’attenzione con cui cerchiamo di capire le reali esigenze e di creare un prodotto su misura, ritagliato sui bisogni dei clienti è per me senza precedenti.

Giulia Trifoglietti direttore BertO Brescia

B

BertO apre a Brescia per la prima volta. Molti nostri clienti hanno acquistato divani, letti e poltrone direttamente online oppure hanno deciso di venire a trovarci direttamente in Brianza. Cosa pensi possa offrire un negozio BertO a alla tua città?

G

I bresciani sono noti per essere dei lavoratori indefessi, un po’ stacanovisti.
Quindi, quale premio migliore di un comodo divano per godersi quel poco meritato riposo?

Scherzi a parte, e abbandonando il cliché, Brescia è una città più bella di quanto le persone che non vi sono mai state possano immaginare.
Come la maggior parte delle città Italiane, è caratterizzata da una stratificazione addirittura millenaria, essendo stata originariamente un insediamento Romano.
Testimone di questa stratificazione è l’importante museo Santa Giulia, patrimonio Unesco.

La storia più recente ha fatto sì che si associasse la mia città solo allo sviluppo industriale, ma negli ultimi decenni Brescia sta ricostruendo la sua immagine di centro anche di cultura, arte e design.
Forse non è un caso che lo showroom BertO aprirà in uno spazio di archeologia industriale, costruito a fine ‘800 e sede dello storico Birrificio Wuhrer.
Un luogo storicamente associato al lavoro, che ora è diventato uno spazio per i cittadini. Un nuovo luogo dove incontrare il design a Brescia.

Credo che BertO a Brescia possa contribuire a dare nuova linfa al quartiere, che si sta animando con le recenti aperture anche di gallerie d’arte e attività per la persona. Sono sicura che l’offerta BertO, la sua anima di tappezzeria sartoriale e di su misura faranno sì che il nostro showroom diventerà un punto di riferimento per tutti i bresciani (e non solo!) amanti del made in Italy.

Allestimento showroom BertO Brescia

B

BertoLive a Brescia: anticipami la colonna sonora dell’apertura del negozio.

G

BertoLive è uno dei progetti BertO in cui mi rispecchio di più: convivialità, apertura, passione per le cose belle della vita. Ci stiamo organizzando per un corner BertoLive bresciano con una selezione incredibile di pezzi che canticchio già in cantiere 😉
Ho scelto dei pezzi che hanno segnato dei momenti fondamentali della mia vita e che mi piacerebbe riascoltare in un’occasione così importante.
Per ora ve ne anticipo solo uno, per tutti gli altri invece ci vediamo in showroom 😉

B

Sai tutto ormai dello Spirito del 74: ci dici qual è la tua parola chiave che esprime meglio la passione per lo spirito del 74?

G

La mia parola chiave è VISIONE: la visione iniziale dei fratelli Carlo e Fioravante quando 45 anni fa hanno fondato la BertO.
La visione che nel corso del tempo si è  arricchita di idee e progetti, fino ad arrivare ad oggi e all’apertura di Brescia.
La visione che dà la capacità di proiettarci nel futuro e trasforma l’impossibile in possibile.

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